“POETICHE DELLA TRADUZIONE”
|
Le affinità elettive di Giacomo Debenedetti con Marcel Proust
L’agile e denso saggio di Viviana Agostini-Ouafi è un’acuta riflessione critica sull’esercizio del tradurre, analizzando in particolare il lavoro del grande letterato nostrano, alle prese con la versione italiana di “Un amour de Swann”. Secondo la studiosa italo-francese lo scrittore piemontese rivela, nei rispetti dell’opera proustiana, un magnetismo, un’attrazione mimetico-artistica di autorispecchiamento che investe in modo totalizzante la macchina linguistico-espressiva originale dell’autore della “Recherche”.
|
di Jacqueline Spaccini
|
|
|
|
MARZENA SOWA
|
Le trappole linguistiche di un’autobiografia a fumetti
La traduttrice di “Marzi 1984-1987” – il volume illustrato in cui l’autrice francese racconta della sua infanzia in Polonia, col soccorso dei disegni di Sylvain Savoia – esamina alcuni dei principali ostacoli incontrati nel volgere in italiano espressioni idiomatiche francesi, peraltro strettamente intrecciate con i fili di senso della narrazione. Nell’impossibilità di trovare delle equivalenze ai giochi di parole del testo originale, il tradurre-tradire qui si è incentrato nello sforzo di trovare corrispondenze semanticamente appropriate e grammaticalmente adeguate da consegnare al ‘testo di arrivo’.
|
di Francesca Scala
|
|
|
|
SULLA POETICA DI PÉTER NÁDAS
|
La società dei bambini e la violenza degli adulti
La traduttrice dell’importante scrittore ungherese, da anni candidato al Premio Nobel, traccia un suo profilo critico e biografico. Nato 68 anni fa, da una famiglia di origine ebraica, rimasto orfano ancora adolescente, a lungo censurato dal regime comunista, ha faticato ad imporsi. Presso Zandonai è uscito quest’anno “Minotauro”, un volume di racconti ambientati, in gran parte, nel cupo periodo del socialismo reale visto dallo sguardo stupito dei minori, spesso indotti a diventare complici dell’ipocrisia e della ferocia dei loro genitori.
|
di Andrea Rényi
|
|
|
|
LETTERATURA POLACCA
|
Una prosa narrativa di grande tradizione e rinnovata qualità che rimane da noi sostanzialmente sconosciuta
Tra il 1945 e il
1989 sono stati pubblicati in Italia ben 175 autori polacchi. Dopo la caduta
del Muro, la situazione è rapidamente peggiorata, portando ad una vera
decimazione di titoli e autori. Ormai sotto l’onnicomprensiva categoria di
“lingue slave” si rappresenta neppure l’1% del totale dei libri tradotti nel
nostro paese. Eppure vale la pena rilanciare la sfida agli editori italiani,
perché negli ultimi vent’anni in Polonia è emersa una generazione di giovani
scrittori molto interessante proprio nella chiave di un dialogo interculturale
europeo.
|
di Barbara Delfino
|
|
|
|
LETTERATURA DI CAPO VERDE
|
“Chiquinho”, il romanzo di formazione della gente dell’arcipelago
Tradotto due anni fa in italiano il
libro di Baltasar Lopes, un’opera considerata dall’Unesco “patrimonio
dell’Umanità”, nonché capostipite della produzione letteraria di queste isole
dell’Atlantico, ex-colonie portoghesi. Il lungo e complesso lavoro di
traduzione si è intrecciato con i vivi rapporti intrattenuti con la comunità
capoverdiana in Italia (la metà vive a Roma), che ora legge nella nostra lingua
una storia che è un po’ il racconto di ognuno di loro, emigranti con fortissime
radici in patria.
|
di Vincenzo Barca
|
|
|
|
TRA PROFESSIONE E PASSIONE
|
Il mio anno controvento in compagnia di un’orda
L’effervescente
racconto di dodici mesi trascorsi a tradurre “La Horde du Contrevent”, una
fluviale narrazione di genere fantasy del francese Alan Damasio, connotata da
una scrittura assai ricercata e piena di invenzioni verbali e di neologismi. Il
che ha richiesto un accanito e difficilissimo impegno di trasposizione e di
ricreazione in lingua italiana per trovare la ‘voce’ letteraria giusta, in
grado di soddisfare la committente Editrice Nord. Qui il traduttore deve
diventare un camaleonte psicologico capace di diventare ventitré persone
distinte. Un tour-de force che alla fine si percepisce come l’opera della
propria definitiva maturità.
|
di Claudia Lionetti
|
|
|
|
ESPERIMENTI
|
La traduzione estranea a me stessa
Ecco
il diario di un singolare ‘ménage à trois’ traduttivo sui “Crolli” di Rosaria Lo Russo, in cui è stato
coinvolto il poeta e scrittore irlandese William Wall. Il passaggio dei versi
della poetrice fiorentina dall’italiano all’inglese è avvenuto per
approssimazioni successive attraverso una triangolazione interlinguistica
faticosa, ma molto stimolante. La pubblicazione ancora non c’è stata, mai i
testi verranno presentati e letti al prossimo
World Book Fest UNESCO di Cork.
|
di Serena Todesco
|
|
|
|
WORKSHOP
|
“Mrs Carter” ovvero un antidoto alla solitudine del traduttore
Le
due organizzatrici di un “laboratorio autoformativo” per chi traduce testi
letterari raccontano il senso di un’esperienza durata cinque anni (e
attualmente in pausa di riflessione). Nata anche dallo stimolo del gruppo di
lavoro en>it condotto da Susanna Basso e Rossella Bernascone, questa
iniziativa ha mirato fin dall’inizio a recuperare gli spazi necessari dedicati alla riflessione tecnica,
teorica o etica sulla pratica della traduzione.
|
di Ada Arduini e Gioia Guerzoni
|
|
|
|
INTERVISTA A SINÉAD MAC AODHA
|
Residenze professionali in Irlanda, anche per superare stereotipi e luoghi comuni
Una conversazione con la direttrice dell’ILE
(Ireland Literature Exchange)
che finanzia borse di soggiorno ai traduttori che si occupano degli scrittori
irlandesi. L’ospitalità
permette di entrare in contatto sia con il mondo urbano
che con quello rurale e di avvicinare pure varî esponenti del mondo artistico e
culturale dell’isola. Di contro, come nel resto del mondo anglofono, i libri
stranieri tradotti nel paese sono meno del 3% di quelli pubblicati.
|
di Federica Aceto
|
|
|
|