INTERVISTE

 
GIANFRANCO DE BOSIO


Una vivace conversazione con l’86enne regista veronese, tuttora attivo e combattivo, che traccia un ampio bilancio della sua lunga, fortunata e acclamata carriera teatrale. A partire dalle ormai mitiche messinscene dei testi ruzantiani negli anni ’50, di grande successo sia nazionale che internazionale, e dall’allestimento dei lavori di Brecht, ben prima che lo ‘scoprisse’ Strehler. Altri suoi cavalli di battaglia sono stati Goldoni e Sartre, così come considera un apice della sua carriera artistica il “Mosè” televisivo di sei ore, girato per la Rai nel 1976. Tra i suoi rammarichi il fatto che in Italia non sia mai nato un teatro stabile pubblico come quello che esiste in Germania, in Russia e, persino, in Inghilterra.

di Alessandro Ticozzi
 
MARINA PICCONE


L’82enne cineasta, sceneggiatore e drammaturgo capitolino è artisticamente identificato e definito dal suo adesivo rapporto, viscerale e poetico al contempo, con la Città Eterna. Fin dal suo primo enorme successo – “Nell’anno del Signore” (1970) – ha lavorato con grandi attori, in primis Nino Manfredi, e poi Vittorio Gassman, Monica Vitti, Gigi Proietti, Alberto Sordi, che hanno contribuito ad arricchire e dare lustro espressivo comico-brillante al suo percorso filmico. Tra le sue pellicole di maggiore qualità vanno ricordate “La Tosca”, “In nome del papa re”, “Scipione detto anche l’africano”.

di Alessandro Ticozzi
 
MIRCO MELANCO


A colloquio con un docente del Dams di Padova, di cui sta per uscire il saggio “L’anticonformismo intelligente” dedicato al grande scrittore di cinema bellunese, nel decennale della sua morte avvenuta il 15 ottobre del 2000. Il suo straordinario, quarantennale sodalizio con Alberto Sordi si basò sul fatto che proprio perché completamente diversi l’uno dall’altro, erano le due parti distinte di un unico italiano, quell’italiano medio che l’attore romano riusciva a impersonificare al meglio. Era talmente bravo che registi come Dino Risi, Luigi Zampa e Luigi Comencini, dicevano delle sue sceneggiature che non c’era nulla da cambiare, che ‘bastava girarle’.

di Alessandro Ticozzi
 
STEFANO PORRU


Ricordiamo l’estroso cineasta cagliaritano morto 15 anni fa, conversando con l’autore di un documentario sulla sua figura e la sua variegata carriera. Di cui si rammentano i due film chiave sulla Resistenza - “Un giorno da leoni” (1961) e “Le quattro giornate di Napoli” (1962) – ma anche le pellicole di denuncia sociale come “Detenuto in attesa di giudizio” (1971), e quelle dedicate all’universo napoletano da “Café Express” (1980) a “Mi manda Picone” (1984) e “Scugnizzi” (1989). Senza dimenticare i suoi exploit televisivi come “Specchio segreto” negli anni ’60. In coda una breve testimonianza dell’attore Leo Gullotta.

di Alessandro Ticozzi
 
ROMEO CASTELLUCCI


Un’ampia e approfondita conversazione con il regista della Socìetas Raffaello Sanzio sui punti cardinali del suo teatro, dalle immagini al suono-rumore, dalla molteplicità dei corpi all’uso depersonalizzato della voce, dai movimenti di scena alla ‘animalità’ degli interpreti. Una riflessione che, a partire dagli spettacoli “Amleto”, “Orestea” e “Genesi”, lo conduce ad affermare che ‘l’arte di quest’epoca è la creazione dello spettatore’.

di Antonino Pirillo
 
NEL VENTENNALE DELLA MORTE


A due decenni dalla scomparsa del famoso scrittore e sceneggiatore di Luzzara (1902-1989), il vero poeta del cinema neorealista, offriamo un piccolo, ma prezioso omaggio, presentando tre frammenti in audiofile (finora inediti) di una intervista a tutto campo realizzata nel lontano 1976. Oggi un documento storico per riapprezzare il mercuriale temperamento e le anticonformistiche idee dell’autore di “Totò il buono”.

di Gualberto Alvino
 
Sommario

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