STEFANO PORRU
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Nanni Loy, regista per caso e per talento. Un vero signore del set
Ricordiamo l’estroso
cineasta cagliaritano morto 15 anni fa, conversando con l’autore di un
documentario sulla sua figura e la sua variegata carriera. Di cui si rammentano
i due film chiave sulla Resistenza - “Un
giorno da leoni” (1961) e “Le quattro giornate di
Napoli” (1962) – ma anche le pellicole di denuncia sociale come “Detenuto in attesa di giudizio” (1971), e
quelle dedicate all’universo napoletano da “Café Express” (1980) a “Mi
manda Picone” (1984) e “Scugnizzi”
(1989). Senza dimenticare i suoi exploit televisivi come “Specchio segreto”
negli anni ’60. In coda una breve testimonianza dell’attore Leo Gullotta.
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di Alessandro Ticozzi
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SILVIA TARQUINI
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“L’inganno più dolce” di Alberto Lattuada
Un’approfondita e stimolante
conversazione con la curatrice di una recente monografia critica sul grande
regista milanese (1914-2005). Ai suoi esordi la sua vena letteraria e
psicologistica lo rese bersaglio dei neorealisti ortodossi (e dogmatici) che lo
accusavano di ‘formalismo’. Ma nei suoi molti e molto diversi film egli si
rivelò come un artista non incasellabile, capace di passare dall’epopea sociale
alla sferzante critica di costume, dall’umorismo surreale al racconto
grottesco, sempre con una grande attenzione alla trasformazione delle figure
femminili da “Guendalina” a “La spiaggia”, da “Oh Serafina!” a “Così come sei”,
da “Senza pietà” a “La cicala”. In coda un breve ricordo del regista Carlo
Mazzacurati.
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di Alessandro Ticozzi
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ARNOLDO FOÀ
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La mia vita lunga, intensa, fortunata, con l’ironia come compagna di lavoro
Una conversazione con
l’attore ferrarese che ha da poco compiuto 94 anni. È il decano del nostro
teatro dove ha colto grandi successi e soddisfazioni soprattutto interpretando
Shakespeare e Pirandello. Ma è stato molto attivo anche sul fronte
cinematografico dove è stato diretto, tra gli altri, da Blasetti, Orson Welles,
Cottafavi, Deray, Damiani, Ferrara, Scola, D’Alatri e Giovanni Soldati. Non
trascurando partecipazioni insolite come in “Tutti gli uomini del deficiente” (1999),
un film demenziale della Gialappa's Band. In coda una
testimonianza di Giuliano Montaldo, regista di “Il giocattolo” (1979), in cui
recitava accanto a Nino Manfredi.
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di Alessandro Ticozzi
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ROMEO CASTELLUCCI
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L’attore deve essere cattivo per penetrare la struttura dell’azione scenica
Un’ampia e approfondita conversazione con il regista
della Socìetas Raffaello Sanzio sui punti cardinali del suo teatro, dalle
immagini al suono-rumore, dalla molteplicità dei corpi all’uso depersonalizzato
della voce, dai movimenti di scena alla ‘animalità’ degli interpreti. Una
riflessione che, a partire dagli spettacoli “Amleto”, “Orestea” e “Genesi”, lo
conduce ad affermare che ‘l’arte di quest’epoca è la creazione dello
spettatore’.
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di Antonino Pirillo
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PAOLO POLI
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Sono sempre un ‘giovinetto effeminato’ e per me il teatro è come l’amore
Con impagabile ironia e svagata
arguzia l’81enne grande attore fiorentino parla di sé, del suo felicissimo
passato, dei lavori che hanno contrassegnato la sua carriera e di “Sillabari”,
lo spettacolo tratto dal libro di Goffredo Parise, che ha portato in tournée
nelle ultime due stagioni. Questo rapporto con la letteratura ha costantemente
nutrito il suo percorso scenico da Apuleio a Diderot, a Queneau. Non vede
successori, ma osserva che uno come il trasformista Arturo Brachetti è persino
più bravo di lui. Che in ogni caso non ha alcuna intenzione di andarsene in
pensione, per la gioia dei suoi tanti ammiratori.
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di Alessandro Ticozzi
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NEL VENTENNALE DELLA MORTE
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Cesare Zavattini al magnetofono
A due decenni dalla
scomparsa del famoso scrittore e sceneggiatore di Luzzara (1902-1989), il vero
poeta del cinema neorealista, offriamo un piccolo, ma prezioso omaggio,
presentando tre frammenti in audiofile (finora inediti) di una intervista a
tutto campo realizzata nel lontano 1976. Oggi un documento storico per
riapprezzare il mercuriale temperamento e le anticonformistiche idee
dell’autore di “Totò il buono”.
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di Gualberto Alvino
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Sommario
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