LETTURE
PAOLO CONTI
      

1969: tutto in un anno

 

Laterza, Bari 2009, pp. 181, € 14,00

    

      


di Agnese Codebò

 

 

Agile racconto di un anno cruciale, il libro di Paolo Conti affronta il 1969 con le movenze ed il passo di una telecamera intenta a filmarne a distanza ravvicinata gli eventi chiave. Mentre la scelta di affidare l’intera narrazione al presente storico determina un effetto tipico della televisione, quello della ripresa diretta, la divisione del testo in dodici capitoli, uno per ogni mese dell’anno, dà al lettore l’illusione di seguire un cinegiornale lungo da gennaio fino a dicembre. Ma poiché in ogni capitolo il nome del mese è affiancato da una sintetica definizione di un avvenimento emblematico, accanto alla struttura cronologica del testo ne funziona un’altra tematica. Così il primo capitolo è intitolato “Gennaio. Jan Palach accende il fiammifero” mentre l’ultimo non può essere altro che “Dicembre. Piazza Fontana”. 

 

Di fronte ad un testo così strutturato la prima questione che si pone in sede critica non è tanto la validità o meno dei criteri che determinano la selezione dei dodici eventi emblema dell’anno (i fatti prescelti sono tutti importanti e un margine di arbitrarietà è inevitabile in scelte di questo tipo), ma la difficoltà di individuare rapporti che non siano meramente cronologici fra i vari avvenimenti raccontati. Il libro di Conti abolisce ogni gerarchia fra i fatti e i personaggi che sono presentati al lettore: il Festival di Sanremo prende tanto spazio quanto la morte di Pinelli, l’omicidio di Ermanno Lavorini riceve la stessa attenzione dello sbarco sulla Luna, Lucio Battisti è trattato con la stessa serietà di Paolo VI e così via, in una mescolanza postmoderna di alta e bassa cultura, di vita quotidiana ed economia, di cronaca spicciola e politica.

 

Il merito di Conti è quello di giocare la partita impegnandosi sempre sul lato dell’approfondimento piuttosto che della trivializzazione della notizia. Sceglie, insomma, di comportarsi più da storico che da giornalista. Così, a fianco di poche cadute di tono, la riproposizione della amicizia fra Pinelli e Calabresi o l’eccessivo peso dato ad etichette quali “filocinesi” o “maoisti” nel racconto delle occupazioni delle Università, spiccano diversi momenti in cui il passaggio dall’evento al suo retroterra è effettuato con assoluta maestria. Si veda ad esempio come il racconto dello sbarco sulla luna evolva in una vivace rappresentazione del giornalismo televisivo ai tempi della RAI di Bernabei o come la storia dell’espulsione del gruppo del “Manifesto” dal PCI si trasformi in un’analisi dello stile di lavoro e dei rituali del gruppo dirigente comunista, nonché in un’illustrazione dei suoi limiti politici e culturali.

 

A fianco dei suoi indubbi meriti, fra i quali è da aggiungere quello di farsi leggere tutto di un fiato, il lavoro di Conti presenta la significativa carenza di uno sguardo d’insieme sul 1969, di un momento di sintesi che possa aiutare il lettore, soprattutto se privo di altri strumenti di indagine, a trasformare le decine di fatti in cui si imbatte durante la lettura del libro in una narrazione provvista di senso. In effetti, l’unico giudizio sintetico sul 1969 emerge dalla copertina del libro, che raffigura un giovane capellone e barbuto nel gesto di lanciare un sampietrino, mentre alle sue spalle in mezzo ad una nuvola di fumo l’Apollo 11 parte verso la Luna: come se lo studente ribelle non avesse lanciato un sasso ma il razzo della spedizione lunare.

Il 1969 è allora spiegato come un anno “post”, nel senso che il filo che lo attraversa è quello dello spirito ribelle ereditato dai dodici mesi precedenti, filo che cuce insieme le occupazioni delle facoltà e l’autunno operaio, la rivolta nelle carceri e l’eresia del “Manifesto”, il gesto di Jan Palach e la carica antiborghese del Living Theatre. Ma in quanto anno che assiste ad un salto di qualità nella tecnica, simboleggiato dallo sbarco sulla Luna, il 1969 è anche l’anno che anticipa l’enorme importanza che l’innovazione tecnologica, in tutta la sua potenza trasformatrice, verrà ad assumere nei decenni seguenti.

 

Questo per il mondo, mentre per l’Italia il 1969 è invece l’anno di Piazza Fontana, della bomba contro i movimenti che dalle fabbriche e le scuole si erano diffusi a carceri, manicomi ed ospedali, del ricatto contro la sinistra comunista e socialista, dei servizi segreti deviati e delle trame contro la democrazia. Il libro di Conti finisce con la strage del 12 dicembre e la sua lunga coda giudiziaria, la sentenza della Cassazione che nel 2005 riconduce sì ad Ordine Nuovo la responsabilità dell’attentato di Piazza Fontana, ma assolve anche definitivamente i singoli imputati: splendido esempio di transizione italiana.

 




Scarica in formato pdf  


      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006