CHECKPOINT POETRY
MASSIMILIANO CHIAMENTI
 


resistenza

 

no, non scriverò un romanzo:

non ne avrei la costanza

la caparbietà nell’applicazione

e neanche la stoffa:

quella la risparmierò per i vestiti nuovi

di cui vorrei l’armadio pieno:

e poi non ho la disciplina necessaria,

che lascio ai militari

e ai ladri

che devono studiare bene alibi e mosse:

io non aspiro più

ai denari delle vendite

e alla gloria effimera

che portano i best-sellers:

preferisco di gran lunga

l’onore eterno, e di alloro una corona:

un posto accanto ai lirici

nel parnaso dei più grandi

quando cenere saranno le top ten di vendite,

cenere le ossa mie, e quelle degli affabulatori,

cenere i corpi palestrati degli Dei televisivi,

e resterà solo la voce del cantore,

il tintinnare dolce di una lira

e insieme a dante, omero, e giacomo leopardi

io liberò agli Dei superi

con calici di ambrosia

 

 

***

 

 

adel è ritornato in carcere:

vide il maestoso cielo per un giorno,

tentò una rapina

e fu quindi ricondotto alla sua cella:

non ha ascoltato la mia voce

che con amore di madre

gli diceva: resta qui, amami,

dimentica i fiori terribili del loto,

gli ori furtivi e le sirene

e cerca una felicità intera

nel sudore della fronte

e un piatto di gnocchi:

quelli che tu adel sempre volevi

che io ti cucinassi

al nostro desco:

ma tu non hai ascoltato la mia voce

che con amore di madre

voleva salvarti dall’abisso:

ma tu no, tu no, caparbio

hai disprezzato me, i miei amici,

questa mia patria, e il mio frugale desco:

ancora una volta hai detto no alla pace

e sei salpato per una nuova guerra:

ad aspettarti c’era il fior di loto,

l’invidia tua per chi è felice:

e il cielo maestoso sopra te si è chiuso,

sei ritornato nell’antro dei perduti

 

 

***

 

 

fu di sorpresa, al tabaccaio,

che ti sei tolto l’elmo,

il casco resistente per la moto

e ti ho riconosciuto

disvelato alla mia vista:

oh, biondissimo efebo

angelico splendore di ragazzo

tu dalla vita hai tutto,

tranne una cosa:

poter vedere da fuori il tuo bel volto,

l’unica gioia mia,

della tua vecchia nonna

che sostieni camminando lento per la via,

e del tuo specchio:

mi dai del lei,

mi chiami professore,

ma ti risponderei

anche se tu mi facessi solo un fischio,

quello che fai, chiamandolo, al tuo cane,

che fortunato più di me

ti si strofina notte e giorno al piede

 

 

*** 

 

 

la giovinezza


 

la giovinezza è quando

passando per la via

bei ragazzi e belle ragazze

ci guardano con desiderio

ma quando poi

passando per la stessa via

nessuno ci guarda più

allora vuol dire

che la giovinezza è finita


 

***

 


nella stanzetta di atlantide

 

 

il cantante hard core

ruggisce nel microfono

il chitarrista torce il collo

chiede droghe al tizio accanto

mentre imperterrito continua

con il suo strum strum - strum - strum strum

il batterista è un titano

di muscoli e pelle tatuata

fa le buche in terra

con il doppio pedale

e fotte la sua batteria

con schianti bestiali

il bassista come un birillo

snocciola note e cadenze

ondeggiando il suo berretto

tocchi di dance qua e là

pstumpstà pstumpstà pstumpstà

wow che bel casino!

ma per il caldo improvviso

il cantante hard core

si toglie le due maglie sudate

che aveva indosso

e rimane così a torso nudo

e io penso... oh finalmente...

ma è solo un istante

e ghetto boy si mette di spalle

infila subito un’altra maglietta

fresca e pulita

e torna rivestito frontale a cantare

tutto è rabbia e potenza

qui stasera

ma la pelle nuda

neanche qui

sta bene a quanto pare

inni satanici a parole

proclami di rivolta e trasgressione totale

ma sono diavoli questi ragazzi

dallo spiccato senso del pudore


 

[ottobre 2009]


 

***


 

Mattino di Pasqua


 

Quando il sacro si mesce al profano,

a torme ronzano folle

attorno alle cattedrali trionfanti;

folle di un’umanità poco interessante,

dai gusti provinciali e ridicoli.

Quando, sepolto dalla moltitudine festante,

cerco un varco tra le mura umane

un’emozione indicibile mi coglie e mi stringe la gola:

lo vedo incedere solenne e biancovestito,

tenendo con leggiadria un candelabro nelle mani,

che giocavano chiare sul biancore della veste,

mentre, poetica combinazione,

un raggio di luce solare, quasi una scintilla

che schizza fuori da una polveriera,

entra nella chiesa e gioca sul suo volto,

così bello, e sulle sue mani che giocavano chiare

sul biancore della veste;

ma è un attimo, brilla e scompare,

lo rivedo nella mia coscienza

più sbiadito e solenne;

il mio spirito (e non solo) freme,

e gemo di invidioso piacere.

Ma i suoi occhi brillavano di una luce

solo spirituale.

Esco dalla cattedrale fra i suoni confusi

e siderali degli organi.

Rivedo le folle di umanità poco interessante

e mi giaccio nella palude umana.


 

[1985]



***


 

Musica


 

Tu, sei la più sublime delle arti,

non c’è materia interna a te,

sei fatta della stessa sostanza dei sogni

e delle chimere infantili.

Tu empi la mia anima di struggimenti.

Se un Dio creò questo mondo,

era un grande artista...

... o forse è solo merito dell’uomo

aver trovato i nessi sonori tra le cose

e aver prodotto queste magiche vibrazioni.

Quando c’è musica la morte

fugge nei più orridi silenzi.


 

[1985]


 


 

 

 

 

 

 




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