resistenza
no, non scriverò un romanzo:
non ne avrei la costanza
né la caparbietà nell’applicazione
e neanche la stoffa:
quella la risparmierò per i vestiti nuovi
di cui vorrei l’armadio pieno:
e poi non ho la disciplina necessaria,
che lascio ai militari
e ai ladri
che devono studiare bene alibi e mosse:
io non aspiro più
ai denari delle vendite
e alla gloria effimera
che portano i best-sellers:
preferisco di gran lunga
l’onore eterno, e di alloro una corona:
un posto accanto ai lirici
nel parnaso dei più grandi
quando cenere saranno le top ten di vendite,
cenere le ossa mie, e quelle degli affabulatori,
cenere i corpi palestrati degli Dei televisivi,
e resterà solo la voce del cantore,
il tintinnare dolce di una lira
e insieme a dante, omero, e giacomo leopardi
io liberò agli Dei superi
con calici di ambrosia
***
adel è ritornato in carcere:
vide il maestoso cielo per un giorno,
tentò una rapina
e fu quindi ricondotto alla sua cella:
non ha ascoltato la mia voce
che con amore di madre
gli diceva: resta qui, amami,
dimentica i fiori terribili del loto,
gli ori furtivi e le sirene
e cerca una felicità intera
nel sudore della fronte
e un piatto di gnocchi:
quelli che tu adel sempre volevi
che io ti cucinassi
al nostro desco:
ma tu non hai ascoltato la mia voce
che con amore di madre
voleva salvarti dall’abisso:
ma tu no, tu no, caparbio
hai disprezzato me, i miei amici,
questa mia patria, e il mio frugale desco:
ancora una volta hai detto no alla pace
e sei salpato per una nuova guerra:
ad aspettarti c’era il fior di loto,
l’invidia tua per chi è felice:
e il cielo maestoso sopra te si è chiuso,
sei ritornato nell’antro dei perduti
***
fu di sorpresa, al tabaccaio,
che ti sei tolto l’elmo,
il casco resistente per la moto
e ti ho riconosciuto
disvelato alla mia vista:
oh, biondissimo efebo
angelico splendore di ragazzo
tu dalla vita hai tutto,
tranne una cosa:
poter vedere da fuori il tuo bel volto,
l’unica gioia mia,
della tua vecchia nonna
che sostieni camminando lento per la via,
e del tuo specchio:
mi dai del lei,
mi chiami professore,
ma ti risponderei
anche se tu mi facessi solo un fischio,
quello che fai, chiamandolo, al tuo cane,
che fortunato più di me
ti si strofina notte e giorno al piede
***
la giovinezza
la giovinezza è quando
passando per la via
bei ragazzi e belle ragazze
ci guardano con desiderio
ma quando poi
passando per la stessa via
nessuno ci guarda più
allora vuol dire
che la giovinezza è finita
***
nella stanzetta di atlantide
il cantante hard core
ruggisce nel microfono
il chitarrista torce il collo
chiede droghe al tizio accanto
mentre imperterrito continua
con il suo strum strum - strum - strum strum
il batterista è un titano
di muscoli e pelle tatuata
fa le buche in terra
con il doppio pedale
e fotte la sua batteria
con schianti bestiali
il bassista come un birillo
snocciola note e cadenze
ondeggiando il suo berretto
tocchi di dance qua e là
pstumpstà pstumpstà pstumpstà
wow che bel casino!
ma per il caldo improvviso
il cantante hard core
si toglie le due maglie sudate
che aveva indosso
e rimane così a torso nudo
e io penso... oh finalmente...
ma è solo un istante
e ghetto boy si mette di spalle
infila
subito un’altra maglietta
fresca e pulita
e torna rivestito frontale a cantare
tutto è rabbia e potenza
qui stasera
ma la pelle nuda
neanche qui
sta bene a quanto pare
inni satanici a parole
proclami di rivolta e trasgressione totale
ma sono diavoli questi ragazzi
dallo spiccato senso del pudore
[ottobre 2009]
***
Mattino di Pasqua
Quando
il sacro si mesce al profano,
a torme ronzano folle
attorno alle cattedrali trionfanti;
folle di un’umanità poco interessante,
dai gusti provinciali e ridicoli.
Quando,
sepolto dalla moltitudine festante,
cerco un varco tra le mura umane
un’emozione indicibile mi coglie e mi stringe la gola:
lo vedo incedere solenne e biancovestito,
tenendo con leggiadria un candelabro nelle mani,
che giocavano chiare sul biancore della veste,
mentre, poetica combinazione,
un raggio di luce solare, quasi una scintilla
che schizza fuori da una polveriera,
entra nella chiesa e gioca sul suo volto,
così bello, e sulle sue mani che giocavano chiare
sul biancore della veste;
ma è un attimo, brilla e scompare,
lo rivedo nella mia coscienza
più sbiadito e solenne;
il mio spirito (e non solo) freme,
e gemo di invidioso piacere.
Ma i suoi occhi brillavano di una luce
solo spirituale.
Esco dalla cattedrale fra i suoni confusi
e siderali degli organi.
Rivedo
le folle di umanità poco interessante
e mi giaccio nella palude umana.
[1985]
***
Musica
Tu,
sei la più sublime delle arti,
non c’è materia interna a te,
sei fatta della stessa sostanza dei sogni
e delle chimere infantili.
Tu
empi la mia anima di struggimenti.
Se
un Dio creò questo mondo,
era un grande artista...
...
o forse è solo merito dell’uomo
aver trovato i nessi sonori tra le cose
e aver prodotto queste magiche vibrazioni.
Quando
c’è musica la morte
fugge nei più orridi silenzi.
[1985]