di Simona Cives
(Istituzione Biblioteche di Roma, Responsabile progetto ‘Casa delle traduzioni’)
L’Istituzione Biblioteche di
Roma è impegnata nel progetto per la creazione di una ‘Casa delle traduzioni’. L’idea
di dare vita a una struttura dedicata al traduttore nasce già nel 2003, grazie al
Presidente Igino Poggiali, per rimediare a una grave mancanza nel nostro Paese,
dal momento che nel mondo esistono già da anni molte Case o Collegi del
Traduttore.
In Italia i Ministeri incaricati della promozione della
traduzione sono quello degli Affari Esteri e quello dei Beni Culturali (Centro
per il libro e la lettura), che curano iniziative per la diffusione della
lingua italiana all’estero e attività di promozione e incentivazione della
traduzione in Italia. Molte sono poi le associazioni di
categoria attive nel settore: dal Sindacato Nazionale Scrittori – Sezione
Traduttori, all’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, al network dei traduttori editoriali
Biblit, senza contare le iniziative che hanno luogo nell’ambito delle più note
e importanti fiere librarie italiane: dal Salone del Libro di Torino (l’Autore
Invisibile), alla romana Fiera della Piccola e Media Editoria, alla Fiera del
Libro di Bologna.
Nonostante vi sia una positiva
attenzione su questa professione, manca però in Italia
una struttura ‘dedicata’, che si ponga a supporto del lavoro del traduttore. Al
contrario in ambito europeo sono stati creati i Collegi o Case del traduttore,
che promuovono il perfezionamento dei traduttori letterari e la qualità delle
opere tradotte, mettendo a disposizione alloggi e risorse e, in gran parte dei
casi, una biblioteca specializzata. L’esperienza delle Case ha portato alla
nascita della rete Recit (Réseau européen des centres internationaux de
traducteurs littéraires): la rete si propone di sostenere, attraverso la
collaborazione a livello europeo, momenti di scambio e confronto per i
traduttori.
A partire da tale positiva
esperienza, l’Istituzione Biblioteche intende creare un centro per la
traduzione e la divulgazione nel mondo della produzione letteraria italiana. La
‘Casa delle traduzioni’ sarà inserita a tutti gli effetti nel sistema
bibliotecario romano con una biblioteca specializzata e si offrirà come luogo
di incontro e di scambio per traduttori di ogni paese.
Anche se la struttura non è
ancora attiva, sono state già avviate numerose attività dedicate alla
traduzione: la presentazione dei volumi Il mestiere di riflettere e Gli
autori invisibili, il ciclo di incontri Scriverne
di tutti i colori (insieme a Biblit); e ancora due edizioni delle ‘Giornate
di orientamento alla professione di traduttore letterario’, a cura di Marina
Rullo. Lo scorso ottobre hanno avuto luogo due incontri, inseriti all’interno
della manifestazione nazionale Ottobre
piovono libri: Con gli omaggi del
traduttore, presso la
Biblioteca Sandro Onofri, per festeggiare il dono di 140 volumi da parte della
Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori; e la tavola rotonda I
mestieri della lingua italiana: interpreti, traduttori, doppiatori, mediatori,
presso la Biblioteca
di Villa Mercede, con la moderazione di
Ilide Carmignani.
***

Matteo
Boato, La case danzanti, 2009
di Chiara Manfrinato
Intervista
a Françoise
Wuilmart
Come ti
è venuta l’idea di fondare una residenza per traduttori? E quali sono state (se
ci sono state) le difficoltà che hai incontrato nella realizzazione del
progetto?
Da sempre mi sta a cuore il tema della qualità della traduzione letteraria.
Intorno al 1989, constatando che il mercato veniva
progressivamente invaso da cattive traduzioni, ho cominciato a preoccuparmene
seriamente, così ho fondato il CETL, il Centro europeo di traduzione letteraria,
una scuola di formazione post-universitaria basata principalmente sulla
pratica, con seminari tenuti dai migliori traduttori francesi e belgi.
All’epoca, esistevano già alcuni
centri per traduttori in Europa. Conoscevo abbastanza bene quello di Straelen,
fondato da Elmar Tophoven, il traduttore tedesco di Beckett, e ho cominciato a
cullare l’idea di creare una struttura simile anche in Belgio. Ne ho subito
parlato con Jean-Luc Outers, Primo consigliere al Centro per il libro e la
lettura, spiegandogli che mi servivano un luogo (possibilmente immerso in un
ambiente tranquillo e bello, capace di stimolare l’ispirazione necessaria a chi
svolge un lavoro creativo) e ovviamente i soldi per realizzare il progetto.
La Comunità francese ha
“immolato” alla causa una delle sue proprietà, vale a dire le dépendance del
castello di Seneffe, affittate con la formula dell’enfiteusi al gruppo
Totalfina, che ha l’obbligo di provvedere alla manutenzione e di lasciarci a
disposizione i locali in alcuni periodi dell’anno. Ecco che avevamo la nostra
residenza e, sebbene potessimo utilizzarla solo nel periodo di Pasqua e in
estate, ci siamo presto resi conto che le 17 camere ci consentivano di
competere con altri centri che sono attivi tutto l’anno ma
possono contare su un numero inferiore di stanze.
Per diversi anni abbiamo anche
ottenuto dei finanziamenti europei, ma il nostro principale sostegno, dal punto
di vista economico, è sempre stata e continua a essere, la Comunità francese
del Belgio. Insomma, non ho incontrato grosse difficoltà da nessun punto di
vista perché ho trovato alla svelta sia il luogo che i soldi.
A quel punto, avevo bisogno
unicamente di traduttori desiderosi di venire a lavorare al Collège, e le
richieste sono sempre state numerose, fin dal 1996, anno della fondazione, per cui la residenza funziona tutti gli anni a pieno
regime...
Perché è importante che esistano residenze per traduttori?
In
alcuni paesi, specie in quelli dell’Est europeo, i traduttori letterari sono
costretti a lavorare tra mille difficoltà. Le condizioni nelle quali vivono,
infatti, sono spesso tutt’altro che ideali, e non solo dal punto di vista
economico, che pure è di capitale importanza.
Nelle
residenze, al contrario, le condizioni di lavoro sono ottimali. Come ho già
detto, si tratta di luoghi molto belli oltre che estremamente tranquilli, e per
di più la residenza si fa carico di tutte le incombenze quotidiane, in tal modo
i traduttori possono dedicarsi interamente ed esclusivamente al lavoro.
Inoltre, al Collège di Seneffe, chi ha firmato un regolare contratto per la
traduzione di opere di autori belgi, non usufruisce solo di vitto e alloggio,
ma anche di una diaria.
Inoltre
il Collège mette a disposizione dei traduttori una vasta biblioteca, diciamo
che i traduttori sono caldamente invitati ad attingere a piene mani dalla
biblioteca! Senza dimenticare che, nel limite del possibile, favoriamo
l’incontro fra i traduttori e i loro autori, che spesso si trovano a poter
addirittura lavorare assieme.
Accanto
all’aspetto puramente professionale, però, c’è anche quello umano, a mio avviso
altrettanto importante. Il Collège si basa sull’idea della convivialità: qui le diverse culture si
incontrano e imparano a conoscersi in un clima
caratterizzato dalla solidarietà e dall’allegria, spesso attorno a una tavola
imbandita...
Il
Collège di Seneffe è indubbiamente un paradiso per i traduttori. Cosa rappresenta
per la Comunità
francese del Belgio?
Il
Collège è il luogo privilegiato dal quale parte l’esportazione delle nostre
grandi opere. Tra i miei compiti c’è quello di fare in modo che i traduttori
che ospitiamo possano scoprire il patrimonio letterario del Belgio francofono
e, magari, decidere di diffonderlo nei loro paesi...
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* Simona Cives
(s.cives@bibliotechediroma.it)
nasce a Roma nel 1970 ed è bibliotecaria dal 1995. Ha lavorato presso la Biblioteca della
Provincia di Roma e successivamente presso la Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma come responsabile delle collezioni di filologia greca e
latina. Attualmente lavora presso il Comune di Roma, Istituzione Sistema
Biblioteche Centri Culturali, come responsabile del progetto di creazione e
allestimento della ‘Casa delle traduzioni’. Ha pubblicato recensioni, articoli
e saggi su temi di biblioteconomia e letteratura.
* Françoise
Wuilmart, direttrice del
Collège européen de Traducteurs littéraire di Seneffe (Belgio), ha fondato il
CETL (Centro europeo di traduzione letteraria) e ha insegnato traduzione
all’ISTI (Istituto superiore di traduttori e interpreti della Comunità francese
del Belgio), entrambi con sede a Bruxelles. Traduce dal tedesco per le maggiori
case editrici francesi e belghe
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