SPAZIO LIBERO
EDITORIA E TECNOLOGIA
Nuove frontiere della narrativa o morte della letteratura?


      
Boom negli Usa per il mercato degli e-book; si espande l’offerta degli audiolibri; intanto nasce il ‘vook’, sintesi multimediale tra video e book che interfaccia libro, internet e i social network; intanto in Giappone impazzano i ‘keitai shosetzu’ ovvero i romanzi per telefonino scritti da giovanissimi e in Spagna Juan Josè Millàs lancia ‘l’articuento’ (articolo-racconto) fruibile via sms sui cellulari. I tradizionalisti parlano di crepuscolo della grande opera letteraria, ma invece grandi editor sostengono che con i new media elettronici l’arte della narrazione avrà in futuro impensabili sviluppi e opportunità.
      



      

di Alessandra Paolini


Basta dare un’occhiata in giro per capire che il mondo dell’editoria e, in maniera più lenta ma visibile, anche quello della letteratura sta cambiando.

Le nuove tecnologie da tempo dividono il mondo tra entusiastici sostenitori e irriducibili ostici e lo fanno a maggior ragione in un campo come quello delle lettere che, da sempre, fa della tradizione e dell’estraneità alle mode, un valore e un vanto.

Negli Stati Uniti, qualunque sia la vostra opinione al riguardo, i dati parlano da sé: il mercato dell’e-book è aumentato del 155% tra il primo trimestre 2008 e il primo 2009. Si tratta dell’ormai noto libro elettronico che consentirebbe un’esperienza di lettura il più possibile vicina a quella tradizionale, con in più alcuni vantaggi tipici del computer (ad es. la funzione “trova”) e l’indubbia comodità di potersi portare dietro un’intera biblioteca virtuale in modo pratico e leggero. Alcuni dubbi tuttavia si affollano subito nella mente: che ne è della sensazione tattile di sfogliare le pagine, dell’odore della carta, del piacere di sottolineare o mettere note personali ai margini delle frasi che più ci appassionano? Insomma scompare totalmente il legame “fisico” tra il lettore e il libro, per non parlare dell’immaginabile difficoltà di leggere su uno schermo!

 

L’altra novità che si profila all’orizzonte è l’audiolibro: realtà più che consolidata nell’industria culturale americana e anglosassone, boom in Germania, tiepido interessamento delle case editrici anche in Italia; “è come avere vicino a sé l’autore stesso, come possedere un libro autografato”, sostengono i più ottimisti.






Ma la vera rivoluzione è altrove: parliamo del vook (neologismo nato dalla fusione delle parole “video” e “book”) che si prefigge l’ambizioso obiettivo di integrare media diversi (e a prima vista anche poco collegati) come il libro, internet, i social network e i cellulari. Scrittori e intellettuali di mezzo mondo inorridiscono, ma la portata dell’innovazione e i risultati già raggiunti sono di dimensione troppo ampia per poter essere snobbati con una semplice scrollata di spalle.

L’apripista  è stato Anthony E. Zuicker, creatore di “CSI”, che con il suo romanzo digitale dal titolo Level 26, uscito negli Stati Uniti l’8 settembre (e in Italia il 22) ha già raggiunto il 31esimo posto nella classifica del “New York Times”. Si tratta di un digi-thriller che, attraverso password disseminate nel libro cartaceo, permette l’accesso a brevi fiction sul sito dedicato, così che il lettore/spettatore può assistere alle riprese del delitto o alle riunioni dell’FBI a caccia di indizi risolutivi, crearsi un’identità e interagire con gli altri utenti nel social-network collegato e addirittura ricevere telefonate o e-mail direttamente dal killer.

La corsa al vook è subito scattata: la casa editrice Simon§Shuster ne ha già pubblicati quattro (due manuali e due romanzi) e diversi altri vook sono consigliati nientemeno che dal “New York Times” ai suoi affezionati lettori.

Accanto  alle voci entusiaste che vedono già il pubblico dei vook allargarsi a macchia d’olio col conseguente positivo effetto di avvicinare alla lettura i meno abituati e addirittura i semianalfabeti, si innalzano molte voci autorevoli contro l’innovativo “mix”, come quella del narratore afroamericano Walter Mosley che ricorda come “le nostre capacità intellettive diminuiscano quando guardiamo la televisione o pasticciamo al computer”, motivo per cui, da scrittore, non accetterà mai di mescolare un video ai suoi testi oppure quella di Robert Darnton, direttore della biblioteca dell’Università di Harvard , che osserva come “quello che abbiamo sotto gli occhi giustifica grande preoccupazione per la perdita di un certo tipo di lettura sostenuta”.

 

E come dargli torto se si guarda ad un’altra novità che arriva questa volta dal Giappone: nientemeno che i romanzi per telefonino. Si tratta di brevi testi (lunghi all’incirca 40 righe) inviati a puntate ai lettori iscritti, sottoforma di sms.

Al di là dell’iniziale ilarità che la notizia può suscitare, vale la pena riflettere sul fatto che questi keitai shosetzu (come sono chiamati in giapponese) laggiù entrano ormai da anni nelle classifiche dei best-seller e muovono un giro d’affari milionario.

Così, raccogliendo la sfida che arriva dall’oriente, per risanare il mercato libraio spagnolo in forte crisi, lo scrittore Juan Josè Millàs ha accettato di collaborare col gestore di telefonia Movistar, per il lancio dell’articuento: un ibrido tra articolo e racconto specificamente ideato per essere fruito tramite sms. Si spera per le sorti dell’editoria ispanica che l’esperimento funzioni, ma nel frattempo non si può fare a meno di interrogarsi su ciò che significhi per il futuro della letteratura: costringere il pensiero nell’esiguo contenitore di un messaggio elettronico non umilierà le aspirazioni alte che esso si pone? Non toglierà obbligatoriamente spazio alla riflessione sui temi profondi dell’uomo e della vita, che dopotutto dovrebbe essere l’essenza stessa della letteratura?




I "keitai shosetzu" ovvero i romanzi per telefonino sono ormai in Giappone dei veri best-seller


Nel frattempo anche l’Italia, sempre fanalino di coda nelle innovazioni, comincia a muoversi ed è ragionevole aspettarsi che in una decina d’anni, il panorama che si sta imponendo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, diventi all’ordine del giorno anche da noi.

Le case editrici si accostano timidamente all’audiobook: sono già sul mercato oltre 400 titoli e molti classici della letteratura sono scaricabili tramite file mp3; sono disponibili in formato sonoro anche opere contemporanee (il maggior successo è al momento l’audiolibro di Gomorra, letto dallo stesso Saviano, che ha venduto 15 mila copie). Si moltiplicano inoltre i libri elettronici in salsa nostrana e i festival di “editoria ed innovazione” volti a far conoscere tanto agli operatori quanto al pubblico le tendenze che arrivano dall’estero e le prospettive possibili nel nostro paese.

Resta il dubbio di fondo su quanto alcune operazioni siano lecite, efficaci, interessanti; sicuramente cambiare è il segreto che l’industria libraia dovrà far suo per non soccombere; si spera solamente che la grande letteratura non ne esca sminuita e frustrata!

 

“Assai prima che esistesse l’oggetto libro, i cantastorie trasmettevano di generazione in generazione nozioni fondamentali in forma narrativa: l’Odissea per esempio… Il linguaggio scritto è una tecnologia recente nella lunga storia della nostra specie… circa cinquecento anni fa l’invenzione dei caratteri mobili sfociò nella riforma protestante, nell’illuminismo, nella rivoluzione scientifica e industriale… Le tecnologie elettroniche modificheranno radicalmente il modo in cui si trasmettono le informazioni, si leggono le storie, si formano le culture. Le tecnologie cambiano il modo ma la natura umana resta sempre la stessa. Altrimenti, bestseller come l’Iliade o Beowulf sarebbero per noi, oggi, inintelligibili... L’industria del libro come l’ho conosciuta io è già obsoleta, ma l’arte umana del narrare, che dell’umanità è definizione, sopravviverà all’evoluzione delle culture… come ha sempre fatto… L’invenzione della stampa a caratteri mobili creò per gli scrittori opportunità impossibili da prevedere ai tempi di Gutemberg. Le opportunità che attendono gli scrittori e i lettori nel prossimo futuro sono incommensurabilmente maggiori.”

 

E se a fare tale previsione è Jason Epstein, storico editor che ha segnato le scelte editoriali di case editrici come Doubleday e Randomhouse, che ha vissuto il passaggio dai tempi eroici dell’editoria americana (quando i “mostri sacri” del Novecento si sedevano a parlare con i giovani redattori) all’industria editoriale, non resta che fidarci!


 

 




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