LUNEDÌ
Oh,
ma non dire così, stupido
e il
supplemento di formaggio, all’Abicì
se non è
niente ti dico disegnato in uno zero
e ti so,
sbruffone, che conti «un pane
quindici
due trenta» non solo al lunedì.
È
meschino capisco, riscaldarsi
con del
formaggio, lo so che dopo, per chi non sappia abbandonarsi
–
bada: relassez vous è l’ultima parola della scienza
contro i
mali moderni, aggiorna aggiorna i due comandamenti
(prima mangiare
dopo non rubare) –
urge l’imperativo,
il marchese Basilio tuona pro contro
le
virgole, il figliolo porta a casa un compito tutto segnacci blu.
Uno
ha moglie e bambini, anzi parecchi; tu li conosci
i muri
delle camere d’affitto; Orazio e quanti
come cani
patiscon le stagioni i mutamenti; a chi rimane
del
tempo, la mattina, dopo fatta la barba?
Amico
mio credimi, e noi abbiamo tanta fortuna,
per un
mese di censimento hai visto quanta gente:
tutto un
lavoro di scale, in su e in giù, compilare la scheda
consegnare,
ritirare – millecento per trenta e poi?
E
tutta gente ben vestita, come noi.
Certo
che ho ragione e poi
è elementare
che chi vuol digerire bene non deve
arrabbiarsi
o esaltarsi dopo un pasto.
’Sta notte prendi la valeriana, e un
po’ di zucchero.
’Sta
1953
***
|
|
Elio Pagliarani (ph. Alberto Scarponi)
|
La
mia nave dei mari del sud
fa carico
d’acqua a Porta Vigentina
– non
temere, secondo la corrente,
ma
attorno, circolare, sempre più
(è nella
norma) vertiginosamente
come il
ventinove come il trenta
siamo
presi nel giro, non m’attardo,
il gorgo
è a mulinello, il Maelström,
non te l’hanno
insegnato? è sempre quello
Porta
Romana Porta Garibaldi...
–
forse una volta, perché sbiadisce la memoria,
un giorno
in questo mare
ci è
parso di cantare.
1952