CHECKPOINT POETRY
VYACHESLAV KUPRIYANOV
 

 

 

Vyacheslav Glebovich Kupriyanov è nato in Russia, a Novosibirsk nel 1939. I suoi primi lavori pubblicati sono stati traduzioni di poeti dal tedesco (Hölderlin, Novalis, R. M. Rilke, von Hofmannsthal, B. Brecht, G. Grass, Enzensberger, Hans Arp, Erich Fried) e dall’inglese (Walt Whitman, Carl Sandburg).

Come autore ha pubblicato in poesia: Prima persona (1981), La vita scorre (1982), Lavoro a casa (1986), Eco (1988), Poesie (1994), Il tempo migliore (2003).

Ha inoltre pubblicato Il sandalo di Empedocle (racconto – 1996) e vari racconti, anche di fantascienza, ospitati in numerose riviste. È tradotto in inglese e in tedesco, in diverse edizioni personali e collettive. È tradotto anche in bulgaro, polacco, serbo, olandese, in tamil (edizione di Sri Lanka) e in macedone.

 

 

******

 

 

Il sogno della Russia

 

La Russia dorme nella rugiada fredda

e sogna

di essere l’America,

che i suoi chiacchieroni siano uomini del congresso

che i suoi fannulloni siano disoccupati

che i suoi delinquenti siano gangster

che i suoi ubriaconi siano tossicodipendenti

che i suoi speculatori siano businessmen

che i suoi russi siano neri

e che debba volare sulla Luna

 

la Russia si sveglia con i sudori freddi

tutto sembra al suo posto

i chiacchieroni sono chiacchieroni

i fannulloni sono fannulloni

i delinquenti sono delinquenti

i russi sono russi

e si deve solo atterrare

nella zona assegnata

 

e la Russia s’addormenta di nuovo

e si desta in lei l’idea russa,

che l’America dorme e sogna

                        di essere la Russia

 

 

***

 

 

I tormenti della parola

 

Dal silenzio dei sensi

e dal volere dell’intelletto

nasce l’argento:

la parola.

 

Essa insegna i primi passi

al tempo.

Essa insegna a stare al proprio posto

allo spazio.

Essa insegna a volare

al pensiero.

 

L’argento

in cui la vita conia

i tratti dell’eternità,

l’argento,

in risposta al tintinnio del quale

si può udire

una parola talmente buona

al tintinnio della quale

si voltano

grandi uomini e belve addomesticate

e dinanzi al quale si inchinano

elefanti e balene,

 

poiché da sempre

il compito della parola

è tenere la Terra

e il compito dell’uomo

è tenere

la Parola.

 

 

***

 

 

In cerca di un posto

dove non ci siano funzionari,

ma abbondanza di versi e canti

m’immergo nel folto del bosco

come negli arzigogoli dell’antica scrittura slava.

La vita

è dietro ogni albero,

il sole

scrive il giorno con caratteri miniati,

qui io credo nell’avvenire

del canto degli uccelli

ad uso di chi sfoglia le foglie,

e dico a me stesso:

che bello quando in ognuno

c’è

almeno un

poeta.

 

 

***

 

 

Accompagnando il poeta

 

Ecco il poeta

alla fine è divenuto poeta.

 

Ecco il volto del poeta

alla fine

ha ricevuto il suo riflesso.

 

Ecco i fiori

ecco le mani

sul petto del poeta.

 

Ecco coloro che vanno

dietro al poeta

poeti Tang

poeti prefiche

alcuni poeti non riconosciuti

 

alcune scuole

la scuola di Mileto

la scuola del lago

 

alcuni amici

che inventano ricordi

su come abbiano bevuto

con il poeta

 

la vedova del poeta

che ricorda che

avrebbe potuto essere la moglie del poeta

 

alcune donne

che pensano

che avrebbero

 

alcuni nemici

che riflettono su come

li chiameranno

 

ecco gli uccelli figli del poeta

 

ecco il popolo creatore della lingua che domanda

dietro a chi vanno

 

ecco il poeta

nella posa

degna di un poeta

 

ecco coloro che stanno sopra di lui

nella posa di chi sta sopra di lui

 

ecco la terra

degna di coloro

che sono in lei

e su di lei.

 

ecco il monumento al poeta

nella posa

degna di un monumento.

 

ecco gli uccelli figli del poeta

 

ecco la terra

ecco il popolo

ecco il poeta.

 

 

***

 

 

In primavera

le voci dei bambini

si diffondono

per tutto

il mondo.

Volano

fino alle stelle

più lontane

e,

scortovi il proprio riflesso,

ritornano indietro

sulla terra

ad autunno inoltrato

come un eco:

così

incomincia

la neve.

 

 

***

 

 

Un profeta affermò:

noi viviamo

sul vivo

d’un vulcano!

 

Inutilmente.

 

Lenta

si raffredda la lava

in cui sono stati

arsi vivi i sordi.

 

Lenta si raffredda

la fama

                        in cui è stato

                        arso vivo

                        il profeta.

 

 

***

 

 

Con la parola

fermarono il sole

per il tempo della battaglia.

 

E noi dobbiamo batterci per tutta la vita

in cerca della parola

 

che fermerà tutte le battaglie

per la vita

sotto questo

sole obbediente.

 

 

***

 

 

Cielo notturno

 

Il cielo notturno

sopra di noi

è il cielo

diurno degli abitanti celesti:

le stelle

sono lanterne

in mano a Diogeni

senza fine

sul sentiero infinito

alla ricerca

dell’Uomo.

 

 

***

 

 

Con un cenno del pennello

dipingo

te

che stai oltre al buio degli orizzonti

a grandezza naturale.

 

Lo spazio senz’aria

tra di noi

è inciso

dall’attrazione delle nostre labbra:

viene edificata

l’unica parola

indispensabile,

quella che può essere pronunciata

soltanto

in due.

 

 

***

 

 

Ninna nanna

 

Dormi

nel sonno

attraverso il tuo cuore

passerà impercettibile

la notte

 

Essa porterà con sé

le ombre dei dubbi dell’alba

i papiri delle offese del giorno

i bioccoli dell’ansia della sera

 

Domattina

sarà nuovamente

luce nel cuore

 

puoi nuovamente

dubitare

del mondo

 

 

***

 

 

In attesa

di una vita ardente

gli eroi dormono

intrepidi

 

in una scatola

di fiammiferi

 

 

***

 

 

Gioie passeggere

 

Giunge

la primavera dell’uomo:

tutti vogliono

camminare sull’erba verde

nessuno vuole

arare e seminare.

 

Giunge

il mattino dell’uomo:

tutti vogliono

ricevere lettere d’amore

nessuno vuole

distribuire la posta.

 

Giunge l’eternità:

tutti gridano

istante

fermati!

 

Nessuno ormai

vuole

perdere

il proprio tempo.

 

 

***

 

 

La questione russa

 

Kalašnikov?

Baryšnikov?

Baryšnikov?

Kalašnikov?

 

Baryšnikov?

Kalašnikov?

Kalašnikov?

Baryšnikov?

 

Kalašnikov?

Baryšnikov?

Kalašnikov?

 

Baryšnikov?

Kalašnikov?

Baryšnikov?

 

 

***

 

 

Compito a casa – 1

 

Non ripetete la storia! Ripetete

la fisica: con il calore

i corpi si dilatano

e bruciano. Sui roghi e nei forni,

con gli antichi inquisitori e con

il recente Hitler. La polvere di Giordano Bruno

non risorgerà in altri mondi

quando noi, signori dei mondi

l’avvicineremo. Ma questo è

storia. Ripetete l’aritmetica:

due al quadrato, quattro. Ma

Sacco e Vanzetti nel quadrato della cella

non sono uguali a quattro investigatori in libertà. Ma questo…

Ripetete la geometria: già Archimede

era inscritto nei propri schizzi

da un soldato di professione, lontano

dai circoli scientifici. Oggi

il legame tra i soldati e la scienza permette già

di seppellire tutti nel globo terrestre, ma questo

è lo sviluppo della storia. Ripetete

la geografia: gli europei

hanno scoperto l’America, ora l’America

è pronta a riscoprire l’Europa, ma questo

lo dirà la storia. Ripetete

l’astronomia: il sole

è lo stesso per tutti, ma non tutti sotto di esso

sono solari allo stesso modo, e non tutti

di notte osservano le stelle, e le stelle

si abbatterono non soltanto sulla terra ferma,

ma anche nella carne dell’uomo, e questo

è storia… non ripetete

la storia

!

 

 

***

 

 

Lezione di anatomia

 

Scusatemi

alunni

ma dal mio scheletro

non verrà fuori

nessun buon sussidio didattico

 

Ancora da vivo

io amavo tanto la vita e la libertà

da rompermi la cassa toracica

per dare spazio al cuore

e da ogni costola

cercavo

di creare una donna

 

Ancora da vivo mi rompevo

la testa

sulle questioni della vita

 

Ma allora

che cranio e cranio

 

 

***

 

 

Guardi avanti

con i  tuoi occhi peccatori vedi

 

che gocce

fan gorgheggiare

gli oceani per il diluvio universale

e chi le versa spera

di restare a galla

 

che da scintilla e scintilla

scaturisce

un incendio mondiale

e chi l’accende spera

di scaldarsi le mani

 

in segreto fabbricano l’arca

scavano bunker

promettono con chiarezza

castelli in aria

 

t’affretti a tornare in te

a voltarti indietro

 

a vedere con gli occhi chiusi

il ricettacolo della vita il bosco

il gioco delle ondine e dei pesci

in fiumi ancora puliti

 

sotto la sezione aurea del sole

l’oceano-mare dà alla luce

la dea dell’amore dalla spuma

 

ed ecco che qualcuno come sulla terra

cammina sulle onde ormai quietate

 

le voci dei bambini dal giardino d’infanzia

                        sulle tombe degli avi rumoreggiano i giardini

                                   il silenzio nei giardini convegni di saggi

                                   ancor oggi cela

l’albero della conoscenza del bene e del male

il giardino dell’eden

 

procedi così

indietreggiando nel futuro

 

 

***

 

 

Compassione

 

Mi fan pena i russi. Le loro lacrime

Sboccano nel mar Caspio

Mi fan pena gli ebrei. Il fumo della loro patria

Mangia gli occhi. Mi fan pena i tedeschi, ché

A nessuno fanno pena. Ho pena degli uomini

Di Neanderthal, essi, estinguendosi

Credevano nell’uomo. Mi fan pena

Gli americani, a loro, mi pare,

non fa pena nessuno. Mi fan pena

Gli aborigeni, li nascondono in vestiti

Alla moda. I navigatori mi fan pena,

s’imbatteranno comunque nella terra ferma.

Mi fan pena i geografi, essi

Non vedono la terra dietro il globo.

Mi fan pena gli astronomi, ripongono

Tutta la speranza nella notte.

Gli storici mi fan pena, non riescono

In alcun modo a inventare

Una storia migliore…

 

 

***

 

 

Linguistica

 

Gli inglesi si mangiano

un  sacco delle loro lettere

evidentemente come conseguenza

della propria politica coloniale

 

I cinesi

si entusiasmano

per ogni proprio segno

allorché gli stranieri

spalancano gli occhi in silenzio

alla vista della scrittura cinese

 

I tedeschi cacciano

persino i propri verbi

nei vicoli ciechi delle frasi

si capisce subito

che è successo qualcosa

che si devono soltanto mettere al riparo dal presente

per chiarire

ciò che è successo

 

È gran peccato in greco

non ricordare la saggezza

degli antichi greci

 

le lingue romanze a tratti

odorano di latino volgare

 

il georgiano aiuta i georgiani

come l’italiano gli italiani

a gesticolare con le mani

 

Gli estoni

nuotano nelle vocali

come in un regno subacqueo

 

Il giapponese si colloca

in schemi stampati

e si muove

lungo semiconduttori

 

L’esperienza della lettura

e ancor più del discorso

in russo convince

che troppo spesso

quando la parola si allontana dall’azione

diciamo

ciò che avremmo voluto meglio che possiamo

 

Ma in russo più di tutti

la cosa

va da sé

sbagliano

gli stranieri

 

 

***

 

 

Neve

 

la neve è mandata sulla terra affinché nessuno creda che l’aria

sia incorporea

affinché nessuno pensi che il vento sia vuoto

la neve assicura

che la terra è accecante come il cielo

e ancora più accecante

e soprattutto con la luna

quando è evidente che la nostra terra

è una pietra preziosa

che può brillare sulle ciglia di ognuno

la neve si stende sulle strade affinché restiamo

con coloro con i quali ci troviamo

la neve si scioglie davanti ai nostri occhi

affinché non scordiamo

che tutto ciò che è affascinante è passeggero

la neve sta distesa su distese di libri non letti

la neve scricchiola sotto i passi dell’universo

 

 

***

 

 

Per la memoria delle onde del mare

è passato senza lasciar traccia

il medioevo sotto le vele

(se non consideriamo i tesori affondati)

i mondi antichi sui remi

(se non consideriamo le terre affondate)

l’ondata di scoperte geografiche

ha fatto rumore solo sulla terraferma

il mare non cambia

per quanto lo si sferzi con fruste

o vi si gettino bombe

(comprese quelle di profondità)

il mare non ricorda nulla

e noi

alcuni dov’è più profondo

altri dov’è più basso

entriamo tutti gioiosi

nell’acqua sconvolta e imperturbabile

 

 

***

 

 

Deserto

 

deserto

ambasciata del sole caduta in disgrazia

deposito di tesori dei miraggi

incarnazione dell’antico sogno delle montagne:

fluttuare come il mare

 

di notte ognuna delle stelle visibili

sceglie per sé un granello di sabbia

e gettandolo di raggio in raggio dice –

questo è il mio –

le stelle invisibili rumoreggiano in invisibili altezze

scongiurando le stelle visibili:

allontanatevi

non vediamo niente

anche noi vogliamo toccare i nostri granelli di sabbia

 

di giorno tutti i granelli sono nell’abbraccio dell’unico sole

soltanto con il deserto il sole si sente alla pari

non con il mare

che è troppo assorbito da se stesso

 

per i saggi il deserto

non è solo il posto ove si trova ciò su cui riflettere

è lo spazio dei pensieri su quanto

valga ciò di cui

si è riflettuto

 

 

***

 

 

Ode al tempo

 

Oh!

Oh, sei e mezza!

Oh, sette meno un quarto! Oh, meno cinque!

Oh, sette di mattina!

Oh, otto! Oh, nove! Oh, dieci!

Oh, undici, dodici, tredici!

Oh, pausa pranzo! Oh, po-

Stprandiale sonno dell’intelletto! Oh, pom-

Eridiano riposo del fauno! Oh, pompo-

Se ultime notizie! Oh, cielo! Oh, cena! Oh, c’è

Sempre un’ultima goccia! Oh, ultima nube

D’una tormenta che si dissipa! Oh, ultimo

Foglio! Oh, ultimo giorno

Di Pompei! Oh, gioia

Dopo la pioggerella di giovedì! Oh, dopo

Di noi anche il diluvio! Oh, un di-

Luvio! Oh, undici

E mezza! Oh, meno cinque!

Oh, mezzanotte!

Oh, mezzogiorno!

Oh, mezzanotte!

Oh, in mezzo agli occhi! Oh, negli occhi!

Oh, all’ora di Mosca!

Oh, all’ora di Greenwich

Oh, allora, per chi suona la campana!

Oh, battaglia delle ore! Oh, fortunati!

Oh, sei e mezza!

Oh, mezzogiorno!

Oh, mezzanotte!

Oh, meno cinque!

 

 

***

 

 

Istanti d’estate  (frammento)

 

1

 

L’uccellino non è molto alto

e l’erba

è per lui più meravigliosa del cielo

e vi penetra

il sole che s’abbassa

e sembra

che falò baluginanti siano accesi

alla periferia d’ogni filo d’erba

e l’uccellino

non riesce a involarsi

non sa staccare gli occhi

 

2

 

L’uccellino canta ancora

un canto meraviglioso e sereno

e le ragazze han già incominciato a cantare

le proprie canzoni

delle quali non ne sanno

nemmeno una

fino alla fine

e il sole s’è fermato

non riesce a tramontare

non sa distogliere l’udito

 

3

 

Il sole

è tramontato

Svegliati

dalla sua alba

lo incontrano

coloro

per i quali

esso è formato

di suoni e lettere

 

4

 

La luna

indugia non sa decidersi a muoversi

nel suo vecchio cielo

si vedono le sue

intenzioni eteree

Le betulle

l’hanno attesa, l’hanno attesa

e si sono illuminate esse stesse

di lattei filamenti come steli

Girate

intorno alla bianca luce delle betulle

dove

la luna

non sa decidersi a muoversi

 

 

***

 

>  Traduzioni di Maurizio Massimo  >  maurussomax@mail.ru

 

 

>  Vyacheslav Glebovich Kupriyanov  >   kuprianov@web.de - poetkupr@mtu-net.ru

8-499-1418361

 

 




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