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PREMIO NOBEL 2008
La “scrittura medicina” di Jean-
Marie Gustave
Le Clézio


      
Un autorevole letterato parigino ci ha rilasciato un breve commento sul 68enne autore francese da poco insignito del prestigioso riconoscimento dell’Accademia Reale di Svezia. La sua è un’opera plurale che, nell’arco di oltre quarant’anni, ha saputo aprirsi ai temi della globalizzazione del pianeta, con particolare attenzione ai popoli amerindi, ai Tuareg del Sahara, agli immigrati ‘sans papiers’. Tra i suoi ultimi libri apparsi in Italia ricordiamo “L’africano” (2007) e, quest’anno, “Il continente invisibile”.
      



      

               

di Jean Baptiste Para

 

 

* Abbiamo chiesto una testimonianza sul Nobel per la letteratura assegnato recentemente a Jean-Marie Gustave Le Clézio a Jean Baptiste Para, critico, poeta, redattore capo della prestigiosa rivista letteraria parigina EUROPE (http://www.europe-revue.info) fondata  nel 1923 sotto l’egida di Romain Rolland, e che ha avuto tra i suoi primi redattori personaggi come Louis Aragon e Paul Éluard. Jean-Baptiste Para ha anche tradotto alcuni autori italiani, tra i quali Camillo Sbarbaro, Antonio Tabucchi, Milo De Angelis.




 

A partire dal momento della pubblicazione del  Procès-verbal (Il verbale) (1963), che fece attribuire al giovane autore ventitreenne il Prix Renaudot, le opere di Le Clézio non hanno mai lasciato indifferenti né i critici né i lettori. Autore di romanzi, racconti e saggi, Le Clézio ha costruito un’opera plurale, appassionante, sotto il segno del déplacement sia fisico che simbolico e del métissage. Un’opera esigente, i cui motivi si compenetrano e si richiamano sottilmente da un libro a un altro, a volte in misteriose consonanze con il mito, a volte riportandoci ad una realtà più oscura dalla quale proliferano i mali profondi della nostra epoca: la nuova povertà, l’esplosione migratoria globalizzata, l’esclusione delle minoranze… Il suo contatto sincero con i popoli amerindi e la sua riflessione sul loro modello di vita e di civiltà ha nutrito in profondità la sua opera.  Le loro cerimonie sciamaniche gli hanno ispirato l’idea di una “scrittura medicina” . Uno dei tratti più costanti dei percorsi di Le Clézio è il suo impegno costante a smantellare le barriere tra le culture e gli immaginari, a lottare contro le chiusure, gli stereotipi, le rigidezze di ogni tipo.  Al di là dei disordini planetari, ci invita ad ascoltare la voce silenziosa dei popoli dominati: gli Amerindi, i Tuareg cacciati dal deserto del Sahara, i clandestini sans-papiers che cercano rifugi nelle capitali occidentali, i popoli dispersi nelle acque dell’Oceania, che la storia ignora clamorosamente……

 

 

(traduzione dal francese di Tiziana Colusso)

 




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