di Daniele Comberiati
Il volume di cui voglio parlare –
Aa. Vv., Contemporary Jewish Writers in Italy: a Generational Approach, a
cura di Raniero Speelman, Monica Jansen e Silvia Gaiga (Utrecht, Italianistica
Ultraiectina, 2007), pubblicazione degli atti del primo convegno internazionale
sulla letteratura italo-ebraica tenutosi ad Amsterdam dal 5 al 7 ottobre 2007 –
prende in considerazione le produzioni letterarie di espressione italiana di
autori ebrei o provenienti da famiglie ebree. L’ebraismo in quasi tutti i saggi
è analizzato non tanto in senso religioso, quanto piuttosto come influsso
letterario e culturale, ed è questo forse uno dei lati più interessanti del lavoro.
Importante è innanzitutto
l’approccio multiculturale – o meglio transculturale – degli scrittori
ebraico-italiani presi in considerazione: tale letteratura pone in sé una
molteplicità di linguaggi e di temi e può essere considerata un punto di
riferimento per studiare, oggi, tutte quelle espressioni letterarie (come la
letteratura della migrazione o quella postcoloniale) che presuppongono la
mescolanza di lingue diverse o l’abbandono nella scrittura della lingua-madre.
Se attualmente sono i processi migratori e alcuni specifici casi politici di
esilio a provocare tali ibridazioni letterarie, per quanto riguarda il corpus principale delle opere
italo-ebraiche va considerato come questo meticciato sia praticamente sempre
esistito. Nel caso italiano, va ricordato come in molti casi limite (Svevo,
Morante, Moravia) l’elemento ebraico risulti perfettamente amalgamato se non
assimilato in una narrazione che apparentemente lo esclude, salvo mostrarsi in
seguito, ad uno sguardo più attento, come fondamentale elemento di alterità e
singolarità.
A partire dal primo contributo di
Elrud Ibsch (Memory, History,
Imagination: How Time Affects the Perspective on Holocaust Literature) si
delinea un approccio generazionale che costituisce la chiave di lettura
privilegiata per l’analisi critica dei relatori. In generale, vengono
individuate tre generazioni di scrittori ebraici posteriori alla Shoah: coloro
che appartengono alla “memoria”, alla “storia ricordata” e alla “storia
immaginata”. Tale distinzione, va detto, è innanzitutto cronologica: dalle
testimonianze dei sopravvissuti si passa ad opere autobiografiche provviste di
maggior lavorazione letteraria, per finire con testi di finzione che riflettono
sulla Shoah e sugli anni seguenti.
La studiosa Stefania Lucamante dà
di tale approccio generazionale una versione esclusivamente femminile,
introducendo nel contesto il discorso di genere. Il particolare punto di vista
risulta interessante soprattutto perché meno studiato e perché portatore di uno
sguardo diverso su Shoah e campi di concentramento.
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Riva del Garda: una targa di Giampiero Poggiali Berlinghieri (2008)
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L’intervento di Raniero Speelman
risulta sicuramente uno dei più rilevanti dell’intero volume, soprattutto
perché cerca di far luce su uno degli aspetti più complessi e interessanti
della letteratura italo-ebraica: la produzione narrativa in lingua italiana (di
finzione o autobiografica) di autori ebrei provenienti da paesi arabi, talvolta
da possedimenti appartenenti alle ex colonie italiane come la Libia o il Dodecaneso. Spesso,
come dice l’autore, in questi scrittori si rivela una doppia appartenenza a due
mondi che appare particolarmente proficua a livello artistico e intellettuale.
Nell’articolo sono presi in considerazione come esempi principali gli autori
Miro Silvera (proveniente dalla Siria) e Daniel Fishman (di origine egiziana),
ma il discorso potrebbe ampliarsi, riprendendo un saggio del 2005 dello stesso
Speelman, a Victor Magiar ed Arthur Journo, vissuti in Libia nel periodo
coloniale e postcoloniale, e a Brahamin Cohen, che ci ha lasciato una delle
poche testimonianze letterarie sul colonialismo italiano nel Dodecaneso, in
maniera specifica a Rodi. Pur critici verso gli attuali atteggiamenti
antisemiti di parte del mondo arabo-islamico, questi scrittori rappresentano
comunque un esempio di una fervida e possibile (oltre che realmente avvenuta)
convivenza fra ebraismo e islam, presente in passato in diversi paesi ma che
oggi, nella logica degli opposti estremismi, sembra dimenticata. Interessante è
il fatto che alcuni degli autori citati hanno vissuto solo i primi anni di vita
nei paesi arabi, e in molti casi conoscano queste società principalmente dai
racconti di amici e familiari: nelle loro opere emerge dunque una nostalgia per
un passato mitico in cui la multiculturalità era un dato di fatto, quasi
naturale, e non una lenta e difficile conquista.
All’essenza multiculturale di
alcuni scrittori ebraici (ma non tutti provenienti da paesi arabi), fa
riferimento anche il saggio successivo di Maria Carmela D’Angelo, La dimensione transculturale della
letteratura in lingua italiana di scrittori afferenti alla cultura ebraica del
Novecento postbellico. Viene riaffermato ancora una volta come ibridazione
e creolizzazione siano tratti portanti di tale letteratura e vi è un’analisi
interessante dello yiddish, che, a partire dalle parole di Moni Ovadia, viene
definita una vera e propria lingua del nomadismo e della migrazione, perché non
è ancora costituita da forme grammaticali codificate e presenta al suo interno
derivazioni di molte altre lingue.
Per concludere, non essendo
possibile analizzare e nemmeno citare tutti i contributi del volume, è bene
riflettere su uno dei fulcri teorici presente in ogni saggio: la letteratura
italo-ebraica è, al pari di molta letteratura contemporanea, un meticciato di
culture, linguaggi e punti di vista che presuppone un approccio critico
pluri-disciplinare in grado di metterne in luce i diversi aspetti. Tale
ricchezza sfata il mito dell’identità singola e autonoma, che sembra diventato
oggi, secondo studiosi di diversi campi, il principale elemento costitutivo
della persona.
Contributi consultabili online
riferimento bibliografico: Contemporary Jewish Writers in
Italy: a Generational Approach, a cura di Raniero Speelman,
Monica Jansen e Silvia Gaiga. Italianistica Ultraiectina 2,
Utrecht: Igitur Utrecht Publishing & Archiving Services,
2007.