CHECKPOINT POETRY
CARLO BORDINI
 

 

 

 

Dal volume Sasso (Libri Scheiwiller, Milano 2008, pp. 104, € 14,00)

 

 

Marina

 

 

Il mare entra tutti i giorni nel mio giardino.

Circonda le pietre e in uno slancio

bagna gli aranci ancora verdi.

Da molti anni l’ho visto singhiozzare.

Sollevare le sue creste, abbattersi sull’arena.

Rompersi in ali di luce viola e scarlatte

Grave e sontuoso nel suo mormorare lontano.

Il sole addormenta le cicale.

Candide e ingenue errano le nuvole.

 

Questo penso quando contemplo

Le immagini fulgenti del mezzogiorno.

L’ape sopra le uve di spiaggia

Succhia in estasi il loro purpureo nettare,

ebbra di un dolce sogno celeste.

 

 

***


 

I tuoi capelli sono di un biondo velenoso

lentamente mi hanno avvelenato

ho il cuore e il petto pieni dei tuoi capelli

 

non sapevo che fossero così

non ho mai immaginato l’amara fava che stavo mangiando

credevo che vivere costasse ma non tanto

 

sono incenerito

è l’ultimo giorno dell’anno

ti porterò sempre dentro

 

la mia pelle rugosa azzurra

con l’impronta dei tuoi baci velenosi innocenti

 

 

***


 

Magritte

 

 

La foglia contiene già in sé l'albero

il profilo dell'uomo contiene la sua serata

La nuvola contiene in sè l'orizzonte

e la memoria è una ferita

sulla tempia di una statua olimpica.

La mela si erge sopra un collo inesistente,

testa vegetale

e il titolo è sempre necessario,

sempre necessario.

Mentre la nuvola entra nella nostra intimità,

e il mondo vegetale si mischia con quello animale,

i vestiti si mischiano col corpo

le funzioni col mezzo (l'uccello col cielo)

una mela ascolta invadente

e noi, con le nostre tre lune,

guardiamo i pani sfilare nel cielo,

e dalla finestra, inquietanti,

ci guardano scomposti

cinquanta dei nostri ii

orrenda

vendemmia di morte.

Mentre un uccello di pietra

vola

in un cielo dipinto

delle nostre facce

addio sole,

triste sul vestito nero.

 

 

***

 


Sasso

 

 

Questa indulgenza che gli uomini si concedono col sonno

non assomiglia all’abbandono della morte?

una piccola morte un pò anticipata, un breve riposo,

Questo goloso anticipo della morte,

così questo rammendare piccole cose porta le cose migliori,

le più femminee,

queste cose femminee

e non ha importanza la reliquia come oscuro residuo

scrivo questo per dire che la morte e il sonno sono simili,

ovviamente, of course,

ma soprattutto che mi sono ugualmente cari,

e in questo atonale abbandono simile a legno di violino,

quando ancora non è stato percosso dall’arco,

e la vita e insieme ancora la non-nascita

e la morte del feto già vecchio

oh come roco il respiro

come torpido scorre il tuo sangue

 

 

***

 


Afrodite

 

 

Afrodite suona il violino

col piede arcuato sul suo piedistallo

l'occhio biondo e il piede di pietra

 

 

***

 


Questi rumori che sento,

questi rumori,

timidi, impercettibili,

dei vicini,

come fossero topi

 

 

***

 


Non si può essere umani

 

 

Non si può essere umani

non ci è più concesso

bisogna essere insensibili come animali

provare sensazioni semplici

piccoli dolori

piccole colazioni artigianali

piccole scempie

non si può riflettere meditare

tirare conclusioni

bisogna mangiare erba

 

 

***

 


Suicidio

 

 

Nulla di ciò che è vivo mi interesserà

Sarà come non essere mai nato

Che è il mio sogno di sempre

Non ricorderò nulla.

Non ricorderò nemmeno di essere morto

Non saprò mai di essere stato vivo

E non saprò

Di averti amata

Gli altri si meraviglieranno

Si chiederanno perché.

Non capiranno.    

Se sarò bravo

non mi accorgerò nemmeno del passaggio

Non ricorderò nemmeno di aver scritto questa poesia

 

 

***

 


Poesia rimasta in un cassetto

                                                                      

                                                     ad A.L.

Caro Attilio

vivo con il tuo accendino quello marrone

che ti ho fregato l'ultima vol=

ta che sono venuto a Siena

con fredda intenzione e senza accorgermene

ho anche la penna la Parker che mi ha regalato Silvia

sono le sole due cose dalle quali non

mi separo mai

e vado in giro sempre con esse

non è vero che ho la simca mille

non è vero che ivana ha le calze a strisce

ivana è delle b.r. io sono un eroinomane

e andiamo sempre in giro per roma lei col suo mitra

io con la mia siringa

e ci annoiamo anche un pò

siamo anche già morti

giaciamo ognuno accanto all'altro ognuno col suo mitra

e con la sua siringa

ed essendo già morti

non ci annoiamo più

questo per dirti che il mio rapporto con ivana

è già probabilmente giunto alla fine

poiché sono una persona molto compita

ti prego di salutare tua madre

ciao Lori

le donne essendo meno importanti vengono sempre per ul=

time

 

 

***

 






Incontro col diavolo

 

 

Incontrai un vecchio

signore che disse:

le ragazze dei balletti

parigini fanno pensare ai vasi

etruschi,

così sfrontate

 

 

***

 


Poesia derivante dall’osservazione di taluni moribondi della mia famiglia

 

 

Quando si sta per morire si diventa

altre persone

si diventa santi dei

predestinati

anacoreti degli eremiti tutto l’egoismo

che è stato della persona svanisce in questo bozzolo

che aspetta solo di partire in questo

stato di grazia che è come

lo stato di grazia delle donne incinte

il sorriso pallido

il capello argenteo questo bozzolo o ectoplasma che sta

per partire

E’ una vera metamorfosi non ha più rapporto con la (persona)

persona

che viveva e tutto gli dev’essere perdonato

anche se egli è incapace di perdonare e

incapace di pensare

e può soltanto

soffrire tremare e temere e in questa

sua fragilità e pacificato col mondo e nulla

di tutto ciò che è osceno della vita può ormai far parte

di lui tranne il tremore e la speranza

di

andare

 

 

***

 


Poesia proibita

 

 

So di vivere in una bolla 

e so che si spaccherà

e l’orrore del mondo la spaccherà prima o poi e vi entrerà dentro   

e so che l’orrore del mondo vi entrerà dentro e la spaccherà    

ma non sapevo

che l’orrore del mondo

si insinua nella mia mente

e la spacca

prima che l’orrore del mondo

entri nella mia mente

 

 

***

 


Poesia, l’unica che dica la verità

 

 

      Amo la poesia perché quando scrivo so sempre da dove parto, e non so mai dove arrivo. Arrivo sempre in territori sconosciuti, e dopo ne so più di prima. Non scrivo quello che so, ma lo so mentre lo scrivo, e per me la poesia è sempre fonte di continue rivelazioni. E' come se durante la scrittura ci fossero in me improvvise rotture dell'inconscio. In questo senso sono abbastanza convinto che la parola venga prima del pensiero, sia un veicolo del pensiero. Non si scrive quello che si sa, ma lo si sa dopo averlo scritto.

      A volte scrivo delle cose che non so assolutamente cosa significhino; lo capisco dopo, o a volte, addirittura, me lo faccio spiegare da altri. Sono d'accordo, in questo senso, con quanto scrive Perniola: “Il poeta non è il miglior fabbro, ma il miglior strumento” Io non creo, ma sono creato. Non scrivo, ma sono scritto. A volte penso che la principale qualità che dovrebbe avere un poeta sia quella di non tradire quello che gli viene dettato con considerazioni banali (con quello che immagina di essere, o che crede di dover essere, per esempio). Penso in questo senso che sia difficilissimo essere spontanei: la spontaneità è nascosta sotto una serie di strati di rigidità intellettuali, di pseudo conoscenze ideologiche, di velleità banali; la poesia rompe tutto questo, va al centro dei problemi. Raggiungere la spontaneità è un atto che richiede infinite mediazioni, tecniche, ma soprattutto sensitive e di onestà intellettuale.

      Credo che la poesia (come ogni forma d’arte) sia il tentativo, con mezzi non perfetti, di giungere alla perfezione. C'è quindi sempre dentro qualcosa di artigianale, di imperfetto, così come artigianale è una preghiera. Nulla di precostituito o di seriale. Gli architetti romanici facevano sempre la parte destra di un edificio un pò diversa dalla sinistra, perché ritenevano che la perfezione potesse raggiungerla soltanto Dio. (Un esempio del fatto che la parola precede la conoscenza: prima di scrivere questo pezzo non avrei mai immaginato, a proposito dell’arte, che avrei parlato di Dio).

      Tutto ciò che attiene al campo dell’estetica (non solo la poesia, ma l’architettura, la moda, la musica) è quello che tiene insieme la società, perché dà ragioni comuni per vivere, perché attiene all’autorappresentazione di se stessa che ha l’umanità. Apparentemente l’arte non serve a niente, perché non ha connessioni immediate (utilitarie) con la realtà. In realtà tutti gli artisti, dai poeti ai fabbricanti di cravatte, ai disegnatori di fumetti, in qualche modo contribuiscono a creare un’autorappresentazione e un’idea di sé dell’umanità. E spesso sono gli unici a dire la verità, e l’umanità se ne accorge solo in ritardo: i poeti non possono salvare il mondo, perché il mondo se ne accorgerà solo dopo.

                                                          

 

Questo articolo è stato pubblicato su L’Unità del 1° maggio 2002.

 

 

 




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