CHECKPOINT POETRY
LUIGI DI RUSCIO
 

 

 

 

*   dal volume antologico Poesie operaie  (Ediesse, Roma 2007)     

 

www.diruscio.it

 

 

 

 

È morto lavorando

ottant’anni l’ha passati sulla fatica

sulla fossa ha la croce di latta

un numero e un mucchio di terra

andava a tutte le manifestazioni di partito

diceva che non avrebbe voluto il prete

ma la paralisi

non lo fece parlare.

 

***

 

 

il colpo di martello che spezza il mattone

o il verso allucinato che smaglia

guardare la cosa mentre ci acceca

l’improvviso bagliore della fiamma ossidrica

o quello che cadde nella vasca della calce viva

scavata la fossa scaricate le pietre cotte

poi con l’acqua tutto ribolliva e fumava

il ribollire delle pietre cotte fu l’ultima cosa che vide

 

 

***

 

 

l’utopia era la liberazione di questi cristi risucchiati dall’orrore

in una lotta che durerà per una eternità di tempi

nell’ultime cellule rimaste vive la volontà di resistenza

sarà sempre più cieca e totale

più la sopravvivenza diventa improbabile

e maggiormente verranno lanciati

messaggi disperati verso tutte le direzioni

 

 

***

 

 

lavavo i piatti in una trattoria romana

dove mangiavano scalcinatissimi poeti romani

sputa sui piatti per divertimento mi fu detto

poi lucida e ti sentirai molto felice

venivano poeti senza panza

con barbe fatte guance rasate e raschiate

riuscivamo a sputare nei magnifici brodi grassi catarri

mi stancai molto presto

di condire brodi con magnifici catarri

questa esperienza ha causato

la mia paura atroce di andare a mangiare in un ristorante

occhio non vede core non dole

e io sono andato a vederle tutte

vado a Milano e trovo a lavorare come suonatore di campanelli

suonando i campanelli cercavo di vendere a rate i libri

sa molto di sale quel suonare

ripetutamente i campanelli altrui

in quella occasione incontrai fortini

ho suonato anche il suo campanello

lesse alcune mie poesie

dove fortini scoprì che non c’era successione temporale

umilmente devo confessare

che questa storia non l’ho ancora capita

mi lesse anche una propria poesia

che trattava di un pezzo di legno secco

una facile allegoria

che però come al solito non sono riuscito a capirla

(ascoltavo a bocca spalancata)

poi per fortuna mi lesse

(forse per rifarci tutti e due la bocca)

una poesia di Rimbaud su bibliche fami

mangiare pietre spaccate ciottoli sparsi dai diluvi

poesia che mi sembrò perfettamente adatta alla mia situazione

per un mese ho suonato tutti i campanelli

e sono riuscito a vendere

solo il primo volume delle opere complete di Mao

e forse quell’unico compratore sarà diventato un terrorista

era scoppiata la teoria dei cento fiori

da far nascere tutti nello stesso vaso

Togliatti era tanto affascinato dei cento fiori

che stava a pentirsi di non aver imparato il cinese

scoppia la destalinizzazione

benissimo destalinizziamo sburocratizziamo e scoppia la rivoluzione

non lo avevo capito che la destalinizzazione veniva fatta a destra

per la madonna giuro che non lo avevo capito

(venne oscura angoscia quando lo capii)

vado subito da un amico clandestino e bordighiano

dove andavo sempre quando i misteri non riuscivo a decifrarli

Amadeo prevede la crisi catastrofica per il 1975 fra quasi vent’anni

(sto qui ed aspetto) intanto divertiamoci a vendere un libro al mese

a sfamare neppure le piattole abbarbicate sulle mie palle

disperatamente mi grattavo

più fanno le difficili e più sono impiattolate

mi hanno regalato anche scoli se mi regalavano anche la sifilide

avrei anche dovuto rileggere tutto Nietzsche

prepariamoci ad una ulteriore partenza mi dissi

lasciamo perdere i campanelli

e tutte quelle facce impaurite

che i campanelli hanno suscitato

                                    

 

***

 

 

Poesia tradotta in prosa

 

chiudere un porco vero nel reparto non un porco normale un porco insomma un maiale insomma chiuderlo nel reparto per otto ore vediamo come reagisce l’associazione protezione animali vediamo come reagisce a questa estrema crudeltà un maiale schianta strozza impazzisce si indemonia vediamo se è ancora commestibile vediamo se il sistema nervoso non gli si è spezzato vediamo se è diventato impotente con il sesso aguzzato e torto come un cavatappi se è sopravvissuto allo schianto liberiamo il maiale portiamolo nelle tante terre abbandonate e che pascoli e scovi radici e preziosissimi tartufi sopravvissuto ad uno schianto atroce ora godi sgambetta liberato respira arie pure saziati però la proposta dimostrativa non può essere accettata il maiale è stato selezionato perché ingrassi tenere bistecche di maiale sottilissime fette di prosciutto e ingrassi un grassissimo cervello per la schifosa coppa di maiale saziati ingrassa riposa ti aspetta un lungo coltello chi lavora in un reparto è stato selezionato per tutta una cosa diversa resisti allo schianto per tutta una stagione sei un animale diverso farti a pezzi non serve a niente devi resistere intero sarai selezionato sempre meglio sino a che non scoppi metti un uomo nel reparto chiudili dentro per otto ore consecutive vedi come reagisce prendi un uomo dell’umanesimo staccalo dai quadri affreschi dei grandi umanisti prendi questo uomo umanizzatissimo vedi come reagisce fare moltissime prove vediamo cosa succede vedi se diventa pericoloso (può diventare pericoloso chi lavora in una fabbrica per infinite ore consecutive può diventare molto pericoloso controllate tutti i telefoni apri il suo cervello vedi cosa medita misura la sua rabbia aspettati che scoppi)

 

 

***

 

 

mio padre muratore non era certo membro della loggia

della stella polare o della croce del sud

primo dei muratori fermani morto di cancro ai polmoni

era convinto che anche i sindacati erano le spie dei padroni

visse sempre in un mondo ordinato dal nemico

era invecchiato e non riusciva più ad agguantarmi

voleva darmi un calcio e ha colpito lo spigolo dell’armadio

c’era solo le tenere pantofole a difendere i ditini

e camminò azzoppato per un mese stramaledicendo

tutte le poesie che bene o male ero riuscito a scrivere

per questa produzione in versi è necessaria tutta l’irresponsabilità sottoscritta

scopiazzatore dei versi incisi sugli orinatoi

bufere ai massimi livelli e aurore boreali delle forme più inconsuete

termometri alcolici perché quelli mercuriali crollano

solo le lievi erbe delle scarpate erano patrimonio collettivo

lì trovavamo le erbe mangerecce

noi provenienti da dinosauri eretti

e totalmente erbivori come Caino

e ci sputavamo addosso

sfilavamo tutta la pelle spinosa dei cardi

un temperino stemperato

l’unico attrezzo per la sopravvivenza                     

 

 

***

 

 

se l’ago magnetico fosse pensante

crederebbe che è nella massima libertà

quando per tutta una eternità sta ad indicare il polo nord

e qualsiasi impedimento a tale perenne indicazione

sarebbe considerato la più atroce delle tirannidi

e così mi alzo tutte le mattine raccomandate alle 4,30 del mattino

come niente fosse mi dirigo verso la fabbrica e l’inferno

chi è veramente oppresso può esprimere solo l’oppressione

chi tortura vuole che il torturato riconosca il proprio padrone

nelle carceri speciali scriverei le poesie dei miei carcerieri

faccio la gesticolazione più inetta per salvarmi dalla brutalizzazione

sognavo di essere rinchiuso in un ascensore che precipitava

e alla fine del precipitare l’ascensore mi scaraventa proprio nel reparto

evidentemente non c’è più niente che fosse ancora più sotto

tutta una eternità diabolica che i diavoli hanno d’attraversare

chi spera guarda il cielo chi non spera più guarda per terra

Iddio creò tutti questi popoli per il gusto di perderli tutti

si salveranno gli unti i porporati i figli di puttana

e nessuno si domandava perché stava sempre chiusa in casa

a porte sprangate spiando i nostri tramonti

dagli spioncini delle persiane

e si disperava ogni giorno costatando

che c’eravamo ancora tutti

la salvezza era impossibile                 

 

 

***

 

 

lo strazio della fabbrica risultava indicibile

chi era dentro l’inferno della condizione operaia non diceva niente

e chi era fuori della condizione poteva dire tutto però non sapeva niente

quindi il poeta doveva calarsi nell’inferno quotidiano

ungersi le mani in quaranta anni di putiferi

partire alle cinque del mattino con la bicicletta

anche con venti gradi sotto zero verso la fine del mondo

con una furibonda allegria timbro la mia presenza

che attesta l’esistere anche di codesto sottoscritto

che iscrive anche lui i versi della nostra epigrafe

 

 

***    

 

 

uscire dalla fabbrica era come uscire da una guerra

dove si esce vivi solo per caso

tutto quell’unto polvere della trafilatrice

i saponi bruciati lo stridio dei ferri

il sudore che scendeva sino agli occhi

bruciava entrava nelle labbra

quest’urlo non potrà essere sentito

neppure gli urli di tutti noi messi insieme

chi non resiste verrà scaraventato

nel massimo dell’atroce

la fabbrica è l’ultima stazione

se ti licenziano è come se venissi sputato fuori nell’ignoto

in una caduta che non verrà attutita

l’operaio metalmeccanico è attaccato a qualcosa di diabolico

il polacco dice che lavorare

per l’avvenire sotto i comunisti era ancora peggio

qualche macchina ferma sembra una cassa da morto

per chi sta veramente male mettersi sotto cassa malattia è difficile

di questo italiano straniero non sappiamo niente

si sa solo che puzza ed esiste

 

            

 

 

 

 

 

 

 

 




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