CHECKPOINT POETRY
ANTONIO SPAGNUOLO
 

 

 

Dubbio

 

Fu corsa  dubitare del castigo che a volte l’indugio,

come torrente ai bordi,

improvviso e segreto oscilla incontaminato.

Eccomi!

L’urlo del dolore penetra la mia carne sino a frullarmi

le ossa,

sino ad emulsionare le  tempere della tavolozza

in arcobaleno impossibile.

 

Smarrito ho plasmato ogni istante

nella tua figura ricomposta a mosaico

per quegli eventi estremi in cui frantuma

la misura di un breve respiro.

 

Modella e amante

riesci tuttavia a realizzare le stesse esaltazioni

che ci strinsero prima che le coppe svuotassero

inesorabilmente.

Il ventre è un calendario, simbolo della nostalgia

che i frammenti disperano,

perché il vento porta via a suo piacimento

anche la mia memoria.

 

 

***

 

 

Follia

 

Vorrei tentare la follia per qualche volta

nel risveglio mutevole che abbraccia

l’arsura,

interminabile, nel tempo che ci resta

quasi tramortito al silenzio della primavera,

nel segreto di una chiave custodita

fra le rovine,

verso il vuoto, verso la menzogna.

Tu sai agitare le scoperte ambigue

le sorprese del miracolo

sciogliendo l’incertezza che cela il luogo del disincanto.

Allora uscirò a disegnare la terra,

le mani, i piedi, le labbra,

nella paura di riascoltare

l’urlo temuto a lungo della stoltezza,

che è il canto della mia disperazione.

Rimane a confondere la saggezza il mio dialogo

con Dio, una catena

di dubbi , agganciata alla roccia

ove ogni giorno si spaccano parole,

mentre il diniego è vincolo di ossessi.

 

 

***

 

 

Ironie

 

Prezioso spolverio delle stelle

l’avello di mio padre, paura di un incontro,

l’ossessione che smonta porte e chiavistelli

nel delirio di corrose anomalie.

Nell’ubriachezza notturna lasciami bere

le fragranze della pelle, nel gioco che il sospetto

ha porzioni segrete , brevi parole negli accordi,

ove le aritmie segnano minacce di scansioni.

Ecco il tormento che detta confusioni

nella carne imperfetta, nei rumori,

nello scricchiolio dei tuoi passi,

le grida, i sospiri, la collisione delle voci,

le mie mani roventi, le sorprese degli argini,

cercano l’odio della morte appena in tempo

per soccorrere l’ironia del morso.

 

 

***

 

 

Pupille

 

Rotoli fra le coltri e le parole

per succhiare l’innesto

dal fondo della mia coscienza.

Più gracile e impudico

sarà il midollo dei sogni,

null’altro registrando

nel gonfiar vene e pretese.

 

Allora non chiedere più di starmi accanto.

In men che non si dica

io avrò perso altri giorni,

spruzzando le sorprese

alla clemenza delle narrazioni.

 

Lunga e calma la vampa in quel barlume

che la notte concede,

oltre il gioco al raddoppio di malizie.

La tua forma dipana

e la mano recita stupori,

mentre le stanze solcano gli spazi

imprigionati nella sera, ed io sperduto

fra la bocca ed il ventre

ripeto gli istanti sconosciuti

tra il pensiero ed il sangue delle tue pupille. 

 

 

***

 

 

Dissonanze

 

Plastiche contorsioni nell’abbaglio

della seduzione, che sia illusione lenta,

figura che risponda alle prigioni

dei muscoli, per rintracciare l’allegoria dell’amore.

È l’agguato gentile che si offre come preda

dietro il filo sottile, contro le mani ardite,

che furtive scandagliano le forme,

nell’affondo ininterrotto dell’affanno.

Sgocciola il collo, la spalla, il pettorale,

per contratture insolite,

nel confondere il ritmo.

Impugna un’arma bianca, come il dardo

scagliato e ripreso in un agguato sommerso,

inverecondo per  tortura e tenaglia,

incastonando il gioco del ventre

all’ultima attenzione dello specchio,

alle menzogne delle ginocchia impietrite

nelle misure ingorde delle coltri.

Sono soltanto io che scompongo me stesso,

per sbollire alle strofe,

in una trasgressione di arabeschi,

tra cuscini e risvolti,

i frantumi della mia schiena impazzita.

 

***

 

 

Un filo

 

Vorrei ascoltarti  ripetere il pensiero,

respirando attonita le scorie della mente,

con l’inutile grido che scandisce, rauco,

ad accecare occasioni,

quasi tremante per le distorsioni di un tempo bruciato,

che cerca inutilmente nuovi artigli.

Chissà se durante il pregare non  riesca

ad agguantare tutte le bugie che scioglievi,

distillando un alambicco di lacrime, 

senza la vergogna  delle medesime ombre

o le diverse ferite nella carne scomposta.

 

Ogni parola conosciuta

sembra franare tra le mani irriverenti,

e gli occhi svuotano le gabbie

implorando armonie.

È tempo che io raggiunga altri spiriti

per raccontare quelle meraviglie di presagi

che nessuno comprende,

quasi fantasia di un filo confuso,

solo perché un attimo sospendi la delusione.

L’amaro segreto avvolge di nuovo la tua fronte.

 

 

***

 

 

Delirio  

 

Non lasciarmi solo: hai l’incanto sotto i  piedi

ed il rintocco che segna già il passato

più fragile,

hai le stranezze di una luce che raffredda ogni istante

e traccia sul muro del tempo quelle figure

che sono le segrete angosce della mia solitudine .

Tutto intorno – ti prego – il tonfo che protegge

la roccia improvvisa e sanguinosa,

lo schermo che protegge la visione distorta

della fiamma.

 

Con un balzo, oscuri nel silenzio, i segugi

svelano gli ultimi segni della primavera

che ormai non ci appartiene più,

ed incolla baci mentre si confonde annegando,

e chiudendo il tocco alle finestre.

Incomprensibile

come la schiena nuda alle pareti

il battito della succlavia al collo.

 

Quando tutto sembra incantare i vecchi temi

la mano aggancia parole per dominare

la memoria

nelle immagini incompiute per accontentare

ogni cedimento.

L’incubo è al dondolio delle ombre

aspettando una deviazione che sia filigrana e tremore.

E gli occhi a ripetere il pericolo

posseduti dal brusio del cappio di un delirio.

 

 

 

 

*  Antonio Spagnuolo è nato a Napoli il 21 luglio 1931. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, collabora a periodici e riviste di varia cultura. Suoi testi risultano pubblicati in diverse antologie. Attualmente dirige per l’editore Guida la collana "l’assedio della poesia" e la rassegna "poetry wave" in internet. Al suo attivo, numerose pubblicazioni di prosa e poesia che hanno ricevuto l’attenzione di nomi illustri del panorama letterario contemporaneo, nonchè riconoscimenti a premi. Le sue ultime raccolte poetiche sono: Dietro il restauro, Ripostes, Salerno 1993 (Premio Minturnae 93); Attese, Porto Franco, Taranto 1994 - illustrazioni di Aligi Sassu; Inedito 95 inserito nell’antologia di Giuliano Manacorda "Disordinate convivenze”, ediz. L'assedio della poesia, Napoli 1996; Io ti inseguirò (venticinque poesie intorno alla Croce), Luciano Editore, Napoli 1999; Rapinando alfabeti, pref. Plinio Perilli, Napoli 2001; Corruptions, Gradiva Pubblications, New York  2004 (trad. Luigi Bonaffini); Per lembi, Manni editori, Lecce 2004 (Premio speciale della Giuria Astrolabio 2005, Premio Saturo d’argento 2006); Fugacità del tempo (prefaz. Gilberto Finzi), Ed. Lietocolle, Faloppio 2007.

 

 

Via G. Paisiello 19 – 80128  Napoli -  spagnuoloantonio@hotmail.com

 

 




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