di
Carlo Infante (*)
La
condizione digitale, già con l’ipertesto, e ancor più con lo sviluppo delle
reti sta ridefinendo il concetto di scrittura.
È
sempre più ibrida: si confonde con l’energia propria dell’oralità per andare
oltre le specificità sedimentate in secoli di perfezionamento di una tecnologia
che è passata dalla mera funzionalità di gestione della memoria degli
ordinamenti (religiosi, politici ed economici) a quella creativa della
produzione d’immaginario, nelle diverse forme della poesia, della prosa, del
romanzo.
Ecco
l’epicentro della questione: la mutazione della scrittura comporta il radicale
cambiamento delle competenze, o perlomeno l’insorgenza di nuove attitudini
, nuovi comportamenti che si traducono in linguaggio.
Stiamo
entrando nella Società dell’Informazione e la scrittura gioca un ruolo troppo
importante per lasciarla in custodia solo agli scrittori, ai giornalisti o ...
Scrivere
è comunicare, anche se non è scontato.
Chi
l’esercita negli SMS, o nelle chat, o in email o in un blog, lo sa
(tendenzialmente) e lo dimostra.
Sa
quanto il proprio pensiero tenda ad avvicinarsi all’azione.
La
scrittura sta mutando, si sta avverando il presagio di McLuhan per cui l’era
elettrica pervade la condizione umana trasformandola, condizionando di
conseguenza tutte le sue espressioni.
La
scrittura, una delle tecnologie più complesse tra quelle che l’uomo ha inventato
in questi millenni, sta superando la condizione alfabetica per comporre una
polisemia che contempla suono ed immagine, come nelle soluzioni ipermediali o
nelle animazioni in Flash. Supera il “brainframe” (come lo ha definito
Derrick De Kerckhove) alfabetico per espandersi ad una sfera comunicazionale
più ampia, più naturale (secondo il principio filogenetico della nostra essenza
multisensoriale) rispetto a quella più settoriale (più artificiale)
dell’esercizio alfabetico.
Il
dato che intendo rilevare in prima istanza è quello sociale che attraverso una
serie di nuovi comportamenti determina l’impatto di una generazione con un
sistema educativo che ancora non sa cogliere gli aspetti culturali di questa
mutazione della scrittura.
In
un tratto ulteriore della mia ricognizione teorica focalizzo l’attenzione su
una progettualità (basata su un Osservatorio ed un concorso promosso alla Fiera
del Libro dal 2003) che ho definito “scrittura mutante” (1), in cui si tratta
proprio di questi spostamenti progressivi del piacere di comunicare scrivendo
il visibile.
Ora
che ci penso “scritture del visibile” era il titolo di un altro concorso promosso
all’interno del festival “Scenari dell’Immateriale” di Narni, dove cercavo di
focalizzare l’attenzione sugli storyboard intese come scrittura progettuale per
il video. Esistono infatti dei punti di contatto tra le pratiche della videocreazione
e l’ipermedialità. Si tratta di un’evoluzione delle culture elettroniche che
con la dimensione digitale ha comunque fatto un paradigmatico salto di qualità
verso l’interattività.
Ma
facciamo dei passi indietro: sviluppiamo la riflessione sulla condizione
connettiva della scrittura.
Non
si può certo ignorare che i giovani e giovanissimi di oggi vivranno in un
sistema in cui sarà decisivo trovare il modo per creare modelli produttivi e
sociali attraverso lo scambio di informazioni in rete.
I
nodi che porta con sé la nuova generazione arrivano quindi al pettine, anche se
molti tendono a concentrarsi più sul pettine delle tecnologie piuttosto che sui
nodi antropologici che riguardano il valore base del processo formativo:
mettere in circolo risorsa cognitiva, reattiva, partecipativa.
Per
liberare quelle risorse il processo educativo ha bisogno della dimensione
creativa, è ovvio..
Non
è un'affermazione scontata come può apparire a qualcuno, ciò che intendiamo per
creatività riguarda fondamentalmente la capacità umana di ambientarsi in
nuovi contesti, trovare risposte a domande mai poste, inventare nuove forme
per rappresentare il mondo esterno ed esprimere la propria soggettività.
Ambientarsi nel mondo telematico della
molteplicità delle fonti informative significa, tra le tante cose, reinventare
il nostro rapporto con il linguaggio alfabetico, rendendolo meno lineare come
le pratiche dell’ipertesto in rete sottende.
Ambientarsi nella Società
dell’Informazione significa quindi trovare il modo più efficace per trattare
delle nuove forme di cittadinanza in stretta correlazione con il sistema formativo
(istituzionale e non) .
Un elemento determinante perché
gli studenti di oggi sono, a tutti gli effetti, protagonisti della società in
divenire.
Quell’efficacia risiede
probabilmente nell’approccio ludico con quegli
ambienti interattivi che sollecitano quella dinamicità dello sguardo che
le nuove generazioni esprimono.
Già Jeremy Rifkin ( 2) dichiara
che si sta passando dall’“homo faber” della società industriale all’“homo
ludens” agile nel selezionare le informazioni per tradurle in valore.
Gioco, dopotutto, é una delle
migliori parole chiave per interpretare quella flessibilità psicologica che
sottende la mutazione in corso sotto il segno dell’evoluzione tecnologica.
Gioco è una parola che possiamo
quindi permetterci di porre in stretta relazione con la “comunicazione”, nuova
materia prima della società delle reti.
“Mettersi in gioco” è, infatti,
il principio attivo di quella complessità interpersonale che conduce verso il
superamento dei ruoli prestabiliti e delle competenze stabilizzate in un mondo
che sta mutando attraverso le opportunità offerte dalle reti telematiche.
Lavorare in rete, per intenderci,
non è solo telelavoro (“a distanza” o meno che sia) ma introduce ad una nuova
operatività fondata sulla cooperazione e la condivisione: la connettività, il nuovo
contatto.
È questa connettività, da
intendere non solo come condizione tecnologica, ma psicologica a tutti gli
effetti; una connettività sia interna (attraverso sinapsi più serrate) che
esterna, attraverso una nuova fluidità dello scambio interumano.
Autori di se stessi
Ci sarebbe da riflettere sulle
proprietà filogenetiche del gioco come forma privilegiata d’apprendimento (3) ma
trovo più opportuno centrare alcuni aspetti particolari come quello di percezione
condivisa e di partecipazione attiva. Aspetti che riguardano lo
sviluppo sociale della psicologia individuale attraverso quelle forme che nella
“paideia”, nel processo pedagogico in cui viene coinvolto il bambino,
riguardano moltissimo anche l’animazione teatrale. Quelle forme in cui s’impara
ad usare il corpo nello spazio, interagendo con gli altri, scoprendo il tempo
come andamento interno, sperimentando i linguaggi.
Cosa c’entra questo con Internet?
C’entra perché per arrivare ad agire nelle reti,
intendendole non solo come strumenti ma come ambienti in cui costruire relazioni
ed azioni sociali, c’è da accogliere necessariamente l’idea di un nuovo
ambientamento psicologico.
Sherry Turkle (4) scrutando questo fenomeno, afferma
con straordinaria lucidità che "i giocatori diventano autori non soltanto
del testo ma anche di se stessi", attivando cioè quel processo psicologico
(tra l'altro già presente, da sempre, nei giochi infantili) di metamorfosi
della propria identità, trasportandola nella rete con funzioni diverse secondo
le opportunità.
Il gioco
dell’“identità multipla distribuita”, può diventare così un procedimento
per agire costantemente nella rete alimentando il dibattito nelle chat o in
altri ambiti, attivando una funzione educativa: quella di ambientarsi in quel
"non-luogo" che è la rete in cui c’è molto bisogno d’interrelazione
umana, ludica e creativa, per poter
costruire uno spazio socializzabile.
Allo stesso tempo
crediamo che l’esercizio della scrittura in ambiente digitale possa essere meno
mediato e più vicino alla nostra esperienza soggettiva.
Già questo è uno dei primi paradossi:
l’esperienza più privata (come quella del diario) diventa la più pubblica (su
Internet), la più locale (la soggettività) si fa la più globale (la
connettività del web). Uno straordinario cortocircuito psicologico,
antropologico, culturale, epistemologico. Un dato che va ben oltre quello
tecnologico.
Blog, il diario di bordo on line
Il fatto che attraverso le reti,
in particolari ambienti come i forum, o i “web-log” (i diari di bordo on line,
detti anche “blog”) si possa sviluppare una scrittura immediata (meno mediata
da sovrastrutture formali), soggettiva e tesa a sollecitare partecipazione, in
alcuni casi, proprio come in una conversazione, è da considerare come un fatto
che rende esplicita la potenzialità connettiva.
Si stanno delineando fattori che
caratterizzano una nuova espressione culturale che, se diffusa negli ambiti
sociali ed educativi, contribuirà ad un processo attraverso cui ciò che
definiamo cultura potrà avvicinarsi sempre di più a ciò che è la comunicazione
reale, interpersonale, intesa come un “comunicare con” e non più solo il
“comunicare a” a cui ci ha viziati il
sistema dei mass-media.
Reciprocità quindi, interazione
dei soggetti, partecipazione, empatia.
Esempio
cardine di questa espansione culturale nell’ambiente della rete è certamente il
web-log, comunemente definito “blog”: il diario di bordo on line che ha dato
forma a ciò che era già insito nella pratica dei forum on line: la comunicazione
diretta e partecipativa.
Il blog è uno
spazio che permette di esprimersi e raccontarsi pubblicando nel web senza dover
passare attraverso le competenze di un webmaster. Basato su un software molto
simile a quello dei forum consente di sollecitare l’impronta soggettiva della
composizione della scrittura in rete poiché tende in modo inconfondibile alla
forma del diario con data e ora della pubblicazione, time by time.
Il blog significa anche
"traccia su rete" e le prime di queste tracce risalgono al 1997 negli
Stati Uniti, anche se, a dire il vero, nello stesso anno a Torino, in occasione
della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo curai un diario di bordo on
line con il consorzio Gruppo Entasis (il link è perduto ma spero di riattivarlo
su www.performingmedia.org al più
presto) che si basava sullo stesso principio, anche se le pagine erano composte
con editing in html da diverse multitask-force, con immagini e brevi filmati
(già allora avevamo a disposizione una rete ADSL, era il 1997, lo ricordo).
Il fenomeno dei blog fa risorgere
l’idea spontanea su cui si sono sviluppate le radio libere negli anni settanta,
un fenomeno che sta alla base dello spirito originario d’Internet. Il fatto di
poter pensare ad un azione pubblica dei blog come modalità di scrittura
partecipativa è uno dei punti caldi della mia considerazione sui performing
media: agire attraverso le nuove tecnologie di comunicazione per creare iniziativa pubblica. Tornando alla
radio, che considero uno dei media più performativi, va detto che nel loro
processo di miniaturizzazione, gli apparecchi radio sono stati portati fuori
dalle case per inserirsi nella mobilità (automobili, barche, autotreni) fino ad
essere portatili (sempre più piccole, fino ad essere inserite nei telefoni
cellulari o nei tessuti). Così ora, grazie al Wi-Fi, è possibile secondo uno
spirito molto simile a quello delle radio libere, intervenire con i blog in
situazioni pubbliche come quelle realizzate in “Cyberscope” , un format di
comunicazione pubblica prodotto per la Regione Valle d’Aosta, o quello per EMS
(Esperienze Multimediali Scuola) a Bolzano e altre ancora (5).
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Mario Velocci, Ombra sonora, 5 pezzi – acciaio-ferro, cm. 30 x 30 x 350 x 600, 1999-2000
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Visual web-log, web-tag, Wiki
e altri format del web
I Blog hanno anche alcune
somiglianze con il Wiki, che può essere considerato come una forma più evoluta
del blog. A differenza di questo, che ha la caratteristica della soggettività
propria della scrittura di un diario di bordo on line, il Wiki, tende ad essere
intersoggettivo e molto ipertestuale, fino a porsi come una sorta di futura
enciclopedia in progress. Un’idea che attinge alla sorgente ideale del copyleft,
per cui la conoscenza viene liberata, espandendosi in maniera orizzontale,
reticolare, senza limiti e balzelli.
La parola “wiki” proviene dalla
lingua hawaiana per cui “wikiwiki” vuol dire "veloce": corrisponde ad
uno dei principi aurei del blog secondo cui ha valore partecipare attraverso
l'immediatezza della comunicazione on line, come in un confronto serrato frutto
di una bella conversazione. Un link http://it.wikipedia.org , altri su www.performingmedia.org.
Altri format web
emblematici per questa stessa caratteristica ludico-partecipativa sono quelli
che ho definito, in diversi ambiti d’intervento, i visual web-log come
quello che ho curato all’interno del Contemporanea Festival di Prato dove sono stati realizzati dei veloci
web-clip, che catturavano i volti e le situazioni del festival, attraverso cui
si sono rilevate le voci degli spettatori, per un'elaborazione sul campo, a
getto continuo, che ha fatto del visual
web-log, un diario ibrido di immagini e parole.
Altro format è quello dei web-tag
(www.teatron.org/webtag ),
realizzati per il festival “Ad Oriente di Roma” ed in particolare per la
sezione che ho diretto “La Scena e altre energie. Suono, Hip Hop e nuovi media
interattivi”.
Una buona definizione, divertente
e autoironica, era “tracce fresche di e-motion capture”
formulata dal gruppo Jaquemarts che ne
ha curato l’edizione con animazioni flash, componendo immagini fotografiche,
agili video e cartoon ad alto valore sarcastico.
Scrivere e partecipare in un
forum on line
Portare nel web, attraverso i
forum on line, l'impronta degli sguardi
soggettivi e della partecipazione attiva attraverso la scrittura: ecco un buon
modo per concepire la rete telematica come una reale piattaforma di cooperazione
educativa e creativa.
La rete può infatti potenziare
una pratica della scrittura che fa dell'esercizio della memoria soggettiva un
atto comunicativo, inscritto in primo luogo nell'alveo di un'esperienza
d'intelligenza connettiva.
Definire le peculiarità di questa
scrittura in ambiente telematico?
Certo, bastano tre parole:
immediatezza, ipertestualità e connettività.
L'immediatezza è data dal
fatto che quando si scrive on line si è proiettati nel gioco della comunicazione,
si è sollecitati a "pensare in linea", in una relazione con gli altri
che ti spinge a metterti in gioco.
Nell'ambiente interattivo l’oralità e la scrittura si
riavvicinano, facendo riaffiorare le intuizioni di quella "scrittura
automatica" idealizzata dai surrealisti, proiettando però la soggettività
dell'autoesplorazione con la dimensione pubblica del web, visibile da chiunque
e dovunque.
L'ipertestualità è il
processo informatico che realizza, al di fuori della nostra mente, le funzioni
mentali più naturali: quelle associative. Quando si vede, si sente, si pensa
qualcosa si tende ad accostare quei pensieri a qualcosa di simile. Si procede
per combinazioni analogiche, in un gioco sinaptico (lo scambio chimico ed
elettrico dei neuroni della nostra mente) che stimola i processi cognitivi ed
immaginari.
L'ipertesto ci ha dimostrato come
una nuova tecnologia possa contribuire ad espandere una nuova psicologia della
comunicazione.
La connettività,
l'attitudine propria del libero scambio di comunicazione telematica può aprire
ad un nuovo approccio con l'espressione creativa perché ne potenzia il
principio attivo di comunicazione, quello basato sulla condivisione. Il dato
più forte da rilevare è nella capacità di mettere in relazione tra loro le
diverse specificità dei linguaggi (sia alfabetici che audiovisivi) grazie a una
tecnologia universale di comunicazione, qual è Internet, locale (la
soggettività di chi scrive) e globale (il più ampio spazio pubblico) al
contempo.
Un medium che si sta rivelando
come uno straordinario vettore di nuova cultura e nuovi comportamenti
Dagli SMS ai software di
scrittura “generativa”
Sono in molti a pensare che l’uso
degli SMS (Short Message System) vada ad impoverire la proprietà del
linguaggio.
Certo, quei piccoli messaggi sul
cellulare sintetizzano all’estremo la scrittura.
Ma perché non vedere la questione
da un altro punto di vista?
Ovvero da quell’oralità che
inizia a tradursi in scrittura attraverso una tecnologia, una volta tanto,
versatile, facile e portatile.
Questo è un aspetto che trova molto sviluppo nelle chat
dove, oltre al semplice chiacchiericcio telematico, si attiva una comunicazione
sincronica: quella che avviene nel tempo reale e condiviso con l’interlocutore.
Come al telefono, con in più le parole scritte.
Quindi, se da una parte la
scrittura perde struttura formale dall’altra acquista in spontaneità,
immediatezza, insomma in comunicazione, accogliendo il flusso vitale
dell’oralità.
Ma non è solo questione di
vitalità comunicativa, visto che un concorso promosso dal quotidiano inglese
The Guardian, all’interno del suo sito (www.guardian.co.uk),
ha posto l’attenzione sul fenomeno dell’ SMS Poetry (interroga con
questa definizione il motore di ricerca interno di quel sito o meglio ancora
vai su www.performingmedia.org)
con la partecipazione di circa 7.500 componimenti, da cui sono stati
selezionati un centinaio di sonetti veri e propri. E non si tratta solo di tradurre la poesia in un nuovo contenitore,
ma di una mutazione del concetto stesso di scrittura poetica: scritta per
condensazioni di parole da far rientrare nei 160 caratteri a disposizione per
l’SMS.
Dove i cinque caratteri di un “ci
sei” si risolvono nei due di C6. Sintesi estreme, e per alcuni versi banali,
che fanno però emergere un particolare uso della lingua di cui si preannuncia
un’evoluzione futura.
Il punto non è quindi solo nelle
applicazioni tecnologicamente avanzate degli SMS (come per i software che
permettono la composizione automatica delle parole in corso di digitazione), ma
nelle trasformazioni psicologiche che l’uso di questi strumenti comporta.
Qui apriamo una piccola finestra
(un “pop up”, come accade in alcune pagine web) sul rapporto che intercorre tra
tecnologia e psicologia.
Si è disposti, in tal senso, a
non associare l’idea di tecnologia solo alle macchine ma a pensarla come
un’estensione del corpo e della mente?
La tecnologia-scrittura porta
fuori di noi il pensiero, gli dà forma e lo deposita da qualche parte: un
foglio, una lavagna, una pietra, uno schermo, anche quello piccolo di un
cellulare. Le penne, i gessi, gli scalpelli, le tastiere che utilizziamo sono
solo delle protesi; la tecnologia di riferimento è quindi nel software, ovvero
l’alfabeto, sul quale basiamo l’articolazione della lingua.
Proviamo quindi a partire dal
fatto che la scrittura è una tecnologia in quanto software della mente.
In passato scrivere significava
fondamentalmente fissare nella memoria collettiva ciò che riguardava le più
importanti codificazioni (le proprietà, i conti, le leggi, le parabole
religiose), con i secoli si è poi elaborato il desiderio espressivo per dare
sempre più forma alla lingua. Dall’avvento
della stampa a caratteri mobili al web, assistiamo ad un’evoluzione che ci
consegna espressioni come letteratura o giornalismo.
Oggi si rileva un’accelerazione,
le tecnologie digitali iniziano a far accadere qualcosa di non prevedibile: in
alcuni casi sono gli stessi computer, le macchine, che arrivano a generare,
autonomamente, scrittura, intrecci e
narrazioni.
Intorno a questi fenomeni che
rientrano nello spettro d’attenzione della cosiddetta “scrittura mutante” è
nato un osservatorio che fa base alla Biblioteca multimediale di Settimo
Torinese (www.trovarsinrete.org) e
che promuove dal 2003 un concorso sulla Scrittura Mutante alla Fiera del Libro
di Torino.
È su questi campi di ricerca che ho articolato un libro appena
pubblicato, dal titolo Performing Media. La nuova spettacolarità della
comunicazione interattiva e mobile, edito da Novecento::libri, che trova su
www.performingmedia.org una sua
espansione tematica parallela (attraverso le “note a margine” con link) e un
forum aperto con i lettori.
La scrittura mutante
Si
tratta di creare punti d’osservazione sui flussi delle nuove forme di scrittura
in ambiente digitale, intese come una modalità creativa che va al di là
dell'esercizio alfabetico per esprimersi attraverso i molteplici linguaggi dei
diversi media.
La
stessa espressione "scrittura mutante" non intende assolutamente
definire un genere ma una linea di ricerca che riguarda tante modalità: dalla
narrazione on line alle nuove pratiche poetiche multimediali, dalle animazioni
con software come Flash, agli SMS e agli MMS, dalle sceneggiature ipertestuali
con caratteristiche da storyboard grafico alle tante altre forme che al momento
non è quasi possibile immaginare ma su cui il mondo della sperimentazione
lavora in silenzio.
Il
concorso del 2004 (6) ha focalizzato, al
di là di alcune preziosità di composizione html e Flash (come il delicato “Respiro”
http://kynoi.it/respiro/index.htm
del gruppo Kynoi e “Soultube” http://www.soultube.org),
il fenomeno della scrittura connettiva che sta espandendo in modo straordinario
il web come possibilità evolutiva.
In questo contesto va visto il primo premio: http://valis.it/elenco di
Lorenzo Trenti. Un Wiki letterario, collaborativo e interattivo. Un’esperienza
che fa del più democratico fenomeno di scrittura “collaborativa”, il Wiki
appunto, un ingegnoso sistema di "regole" per la partecipazione al
gioco narrativo.
Trovo
altresì opportuno mettere in evidenza http://www.netzfunk.org/explit perché è una piattaforma che
opera con genialità sul principio ricombinante del sistema informativo in rete,
creando soluzioni ironiche che danno forma ad una scrittura automatica, basata
sulla ricerca del miglior motore del web: google.
Un’ultima
considerazione voglio spenderla per ciò che definisco i nuovi format web.
Emblematici per questa stessa caratteristica ludico-partecipativa sono quelli
che ho definito, in diversi ambiti d’intervento, i visual web-log dove vengono
realizzati dei veloci web-clip, che catturano i volti e le situazioni, per un’elaborazione
sul campo, a getto continuo, basata sempre su piattaforma automatica di
caricamento (oltre che testi, immagini e video) che fa del visual web-log, un
diario ibrido di immagini e parole ad alto densità emozionale.
Un
nuovo format del web: è, ad esempio, il “net drama” che descrive lo sguardo
obliquo di uno spettatore teatrale che rigenera la propria esperienza teatrale
d’alterità visionaria.
Come in
http://thevioletglobe.coniglioviola.com
che non ha trovato l’attenzione del gruppo di selezione ma che intendo citare
perché mi fa intuire delle potenzialità ancora inedite sul fronte
dell’osservazione mutagena qual’è appunto la scrittura mutante.
_______________________
(1)
Vedi www.trovarsinrete.org; per
altri link vai su nel forum www.performingmedia.org
(2) vedi L’era dell’accesso, Mondadori, 1997
(3) vedi oltre al mio Imparare
giocando. L’interattività tra teatro e ipermedia (Bollati Boringhieri, 2000),
i testi di Francesco Antinucci: Computer per un figlio (Laterza, 2001) e
La scuola s’è rotta (Laterza, 2000)
(4) vedi La vita sullo schermo
( Apogeo, 1997)
(5) trovi i link nel forum www.performingmedia.org,
seguendo il percorso: La via ludico-partecipativa alla cittadinanza
digitale
(6) per la selezione 2004 di Scrittura Mutante
vedi:
http://www.trovarsinrete.org/concorsomutante2004.htm
(*) Carlo Infante è libero docente di
"Performing Media" nelle Università, Accademie e altre agenzie
formative che tendono ad interpretare l’Innovazione attraverso l’uso sociale e
culturale dei nuovi media.
Ha
diretto, negli anni Ottanta, festival come "Scenari dell'Immateriale"
a Narni, condotto (anche come autore) trasmissioni radiofoniche su Radio1 e
Radio3, televisive come "Mediamente.scuola" su RAI3.
Autore,
tra l’altro, di Imparare giocando. L'interattività tra
teatro e ipermedia (Bollati Boringhieri, 2000), Performing Media. La
nuova spettacolarità della comunicazione interattiva e mobile
(Novecentolibri, 2004), Performing Media 1.1 Politica e poetica delle reti
(Memori, 2006) e di molti altri saggi e articoli per più testate (attualmente
con MyMedia, 7thFloor, Nuova Ecologia, Left, Liberazione, Sole24ore).
Progetta
interaction design urbano (www.europedia.it
) e piattaforme di creatività connettiva
(come i geoglog) e di social networking territoriale, tutto linkato sul blog www.performingmedia.org