Non sono morta grida La
Musa
La postina, la
misteriosa femmina segnata da anni di servizio, si fa largo tra i giovani
snodati in figure di danza. Mi fissa negli occhi e poi mi parla: “Vedo nel tuo
sguardo lo spirito solare, parte della sostanza più nobile, fonte dorata di
luce e vigore vitale. Come scrisse Giamblico ‘Ogni dono che riceviamo viene dal
Sole, o direttamente o attraverso i pianeti; sebbene infatti riceviamo qualcosa
dagli altri, essi lo hanno preso dal Sole.’ Ma so che tutto non è come sembra.
Il metodo di interpretazione di cui mi servo è forse sorpassato, forse ha perso
efficienza senza che me ne accorgessi. È quel che succede quando non si leggono
letterature di aggiornamento, quotidiani e non si apra mai la TV. Ma dimmi, secondo te,
come mai in un mondo di porci, la poesia non si muta in porcheria?” Silenzio.
Silenzio. Silenzio.
SSSSSSSSSSSSiiiiiiiiiiilenzioooooooooooooooooooooo.
“La poesia per
lo più non ce la fa a grugnire in sintonia con il resto del porcile, dall’altra
parte se gli specialisti dell’interpretazione la prosciugano e la disperdono
come granelli di sabbia nel deserto del noto e se avvizzisce nello
sguardo-udito degli ignari, essa sola è in grado di destare quel sentimento di
libertà che non pone limiti all’azione”. La postina, ridendo, esclama : “Sì, il
mio caro sognatore, ma noi non conosciamo l’infinito che nel dolore. Ecco cosa
ci vuole per i mali dovuti alla tua immaginazione deragliata.” Spalanca la
sacca che porta sempre sulle spalle e diviene a un tratto tirannica. Mi
costringe ad assaggiare prima una malinconica torta di cioccolato, con il suo
profumo sentimentale di un interno torinese, poi fichi di Smirne farciti, noci
e pasticcini ebbri di rhum, passando indi attraverso le sorprese dei firmamenti
orientali e fondenti degli zuccherini ripieni di liquore per arrivare a un
voluttuoso e leggermente nauseante soffocamento con l’ultimo
petit-four.”Gnum,gnum, gnuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuummmmmmmmm.
“Caro il mio
poeta, conosciamo l’infinito solo nel piacere gastronomico: ti insegnerò a
incidere una poesia d’amore sul bianco immacolato di una mandorla fresca…”. A
questo punto la postina si addormenta deliziosamente disfatta… ma solo per un
attimo e poi si porta una piccola croce di perle alle labbra e assume
un’espressione minacciosa, insolente e infantile ad un tempo, e un tremore
delicato come un brivido di paura le percorre tutto il corpo e, poi, furente
come una belva ferita, mi graffia le guance con le sue unghie laccate di nero
e, sconvolta e angustiata, lentamente si volta piangendo e barcollando si
dirige verso il grande muro delle stravaganza. Si nasconde il viso tra le mani
e appoggia le braccia contro la pietra rugosa.
L’umidità
continua a trasudare lungo la parete e le vi si appoggia tutta con forza,
sentendo l’acqua fredda sgorgare e mescolarsi alle sue lacrime brucianti, e la
voluttà di quella sensazione le fa errare un sorriso misterioso di piacere
sulle labbra palpitanti: “Ti detto il mio pseudo-decalogo di messaggera prima
che la Morte si
chini su di me per sprofondarmi nel suo freddo scintillio:
1.
Il disincanto della Storia e della Natura condanna i
contemporanei a vendersi al miglior offerente.
2.
Un vero maestro dell’artista e del poeta è il demone
interiore, non esistendo né vero artista, né vero poeta che non sia posseduto
da un suo demone.
3.
L’eroismo morale, in questo contesto culturale, è
fondato sulla fede che l’uomo non appartiene armi e bagagli al reale, ma che il
suo demone gli apra le porte di altri mondi diversi.
4.
È dalla polvere dei sogni che si ricava il pulviscolo stellare.
5.
Solo chi osa sfidarsi potrà veramente sfidare il mondo.
6.
Solo la parola ci fonda e ci rivela a noi stessi.
7.
Solo il ‘Mososofo’, il saggio-folle sa mostrarsi
benevolo persino con i malvagi.
8.
L’arte e la poesia non possono venire insegnati.
9.
Umanizzare l’effimero significa umanizzare la
morte-in-vita.
10. Lo
stile non è solo un modo di esprimersi ma un modo di vivere, la scrittura porta
all’antropogenesi.
Credimi.
Tieni conto che si tratta di uno pseudo-decalogo, perché illumina invece di
costringere a un cammino cieco. Credimi. Non sono una di quelle creature
allucinate del mondo letterario che muoiono di sete e si riempiono la bocca di
sabbia, senza supporre che pochi centimetri sotto scorre una fresca sorgente che potrebbe salvarle.”
Nella
mente della postina il desiderio didattico lascia il posto a uno stato di
lirismo acuto, grazie al quale il nostro rapporto, del tutto normale, le pare a
un tratto intriso di un significato quanto mai tardo-romantico o decadente e
simbolista… i suoi denti prendono a brillare al chiaro di luna come bianche
gardenie, mentre Federico Fellini scende dall’elicottero blu, un correlativo
oggettivo dell’anestesia dello spazio/tempo: Le gran F. F., mentre ancora il
velivolo romba sulla pista notturna, grida controvento per farsi sentire: “Volare
non è una sensazione afrodisiaca come si potrebbe essere tentati di credere. È,
invece, una sensazione apollinea. Con questo tempo magnifico si può avere
l’impressione di non muoversi affatto… l’elicottero non è che una farfalla
appuntata con le spillo al mantello del Moon King, del Re Luna, una farfalla
che medita sul volo. Si forma un cerchio mentale, il logo di Apollo redux!”
La
postina s’impettisce per la presenza del grande F. F. e squittisce dall’entusiasmo
le seguenti parole: “Tutti, prima o poi, devono fatalmente venire da me anche
se disgregano la linearità narrativa e determinando l’impossibilità di una
rappresentazione omogenea. Tutti contribuiscono a questa atmosfera, ogni
personaggio ci propone almeno una finestra aperta sull’anima, una finestra
illuminata su un frammento di mondo, in un universo colmo di poetiche
dissolvenze.”
L’ombra
di Fellini sussurra: “Larvatus prodeo. Procedo mascherato. Da suggeritore. Un
avviatore americano, soprannominato Baba, mi ha convinto di consigliare al
nostro T. K. di continuare a comporre attraversando numerosi punti focali della
sua fantasia-memoria, facendo della prosa il testo poetico dell’immagine
multipla in movimento, inoculando nella plurifocalità dell’immagine
contemporanea una gelatina in
ebollizione per gli occhi cupidi di sorprese “profonde” degli intenditori.
Poiché il sentimento della vita non assomiglia a un evento compiuto, ma è
soggetto a continue trasformazioni e modificazioni, a forza di rimestare i
punti focali, e mescolando le immagini, forse il nostro poeta, che io chiamo
scherzosamente “Pierino”, li trasformerà un giorno in una macchina della
scrittura che partorirà il simulacro del dio del terzo millennio. Un dio
effimero, effetto dell’evoluzione, che da Iubal (18), figlio di Lamech, padre
di tutti i suonatori di cetra e di flauto, giunse a Albert Einstein per poi
rallegrare l’Italia con il Principe de Curtis, Totò, per poi scintillare come
una goccia di rugiada redentrice all’alba di questo scritto rituale gremito e
torpido come un uovo, multiocchiuto e feroce come un riflettore da diecimila,
ma allo stesso gorgogliante in un miscuglio di latte, miele e uno sciabordio di
sillabe, di un lessico scomposto e fluttuante, pronto ad affondare nella terra
bagnata del nuovo Giardino dell’Eden”.
******
Vita nuova
Ai primi fremiti dell’aurora
ti bacio e il mondo s’infiora;
la notte, invece, in vortici, turbini
e gorghi d’astri s’indora. Ma il tempo
scaturisce ora dal tuo sguardo;
insieme al mio futuro, di te
il mio passato s’innamora
e a destarmi a nuova vita non tardo
nell’istante che pare eterno
nel tuo sorriso rilucente.
Speso nella scrittura
Speso
nella scrittura
il tempo mi usura implacato,
ma in tutti i mondi possibili
declamo di sentirmi
un re giovane incoronato
da quando ti amo.
Una passione nuova
“Fecit olorinis Ledam recubare sub alis”:
scampata dallo sconquasso catastrofico
di millenni, l’aroma del corpo
di Leda ritorna nel fiato
della terra, prorompente nel primo
furore di una primavera selvaggia.
Con lunghe mani sensibili
Leda lacera la tela di ragno
in cui l’uomo si trova avvolto
e lo restituisce alla traiettoria
di una passione nuova.
E tra le braccia di Leda beato
l’uomo s’impiuma e con lei s’innalza
nel cielo pulsante di astri.