LE VIE DEL RACCONTO
TOMASO KEMENY
 

 

 

Non sono morta grida La Musa

 

 

La postina, la misteriosa femmina segnata da anni di servizio, si fa largo tra i giovani snodati in figure di danza. Mi fissa negli occhi e poi mi parla: “Vedo nel tuo sguardo lo spirito solare, parte della sostanza più nobile, fonte dorata di luce e vigore vitale. Come scrisse Giamblico ‘Ogni dono che riceviamo viene dal Sole, o direttamente o attraverso i pianeti; sebbene infatti riceviamo qualcosa dagli altri, essi lo hanno preso dal Sole.’ Ma so che tutto non è come sembra. Il metodo di interpretazione di cui mi servo è forse sorpassato, forse ha perso efficienza senza che me ne accorgessi. È quel che succede quando non si leggono letterature di aggiornamento, quotidiani e non si apra mai la TV. Ma dimmi, secondo te, come mai in un mondo di porci, la poesia non si muta in porcheria?” Silenzio. Silenzio. Silenzio.

SSSSSSSSSSSSiiiiiiiiiiilenzioooooooooooooooooooooo.

 

“La poesia per lo più non ce la fa a grugnire in sintonia con il resto del porcile, dall’altra parte se gli specialisti dell’interpretazione la prosciugano e la disperdono come granelli di sabbia nel deserto del noto e se avvizzisce nello sguardo-udito degli ignari, essa sola è in grado di destare quel sentimento di libertà che non pone limiti all’azione”. La postina, ridendo, esclama : “Sì, il mio caro sognatore, ma noi non conosciamo l’infinito che nel dolore. Ecco cosa ci vuole per i mali dovuti alla tua immaginazione deragliata.” Spalanca la sacca che porta sempre sulle spalle e diviene a un tratto tirannica. Mi costringe ad assaggiare prima una malinconica torta di cioccolato, con il suo profumo sentimentale di un interno torinese, poi fichi di Smirne farciti, noci e pasticcini ebbri di rhum, passando indi attraverso le sorprese dei firmamenti orientali e fondenti degli zuccherini ripieni di liquore per arrivare a un voluttuoso e leggermente nauseante soffocamento con l’ultimo petit-four.”Gnum,gnum, gnuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuummmmmmmmm.

 

“Caro il mio poeta, conosciamo l’infinito solo nel piacere gastronomico: ti insegnerò a incidere una poesia d’amore sul bianco immacolato di una mandorla fresca…”. A questo punto la postina si addormenta deliziosamente disfatta… ma solo per un attimo e poi si porta una piccola croce di perle alle labbra e assume un’espressione minacciosa, insolente e infantile ad un tempo, e un tremore delicato come un brivido di paura le percorre tutto il corpo e, poi, furente come una belva ferita, mi graffia le guance con le sue unghie laccate di nero e, sconvolta e angustiata, lentamente si volta piangendo e barcollando si dirige verso il grande muro delle stravaganza. Si nasconde il viso tra le mani e appoggia le braccia contro la pietra rugosa.

L’umidità continua a trasudare lungo la parete e le vi si appoggia tutta con forza, sentendo l’acqua fredda sgorgare e mescolarsi alle sue lacrime brucianti, e la voluttà di quella sensazione le fa errare un sorriso misterioso di piacere sulle labbra palpitanti: “Ti detto il mio pseudo-decalogo di messaggera prima che la Morte si chini su di me per sprofondarmi nel suo freddo scintillio:

 

1.      Il disincanto della Storia e della Natura condanna i contemporanei a vendersi al miglior offerente.

2.      Un vero maestro dell’artista e del poeta è il demone interiore, non esistendo né vero artista, né vero poeta che non sia posseduto da un suo demone.

3.      L’eroismo morale, in questo contesto culturale, è fondato sulla fede che l’uomo non appartiene armi e bagagli al reale, ma che il suo demone gli apra le porte di altri mondi diversi.

4.      È dalla polvere dei sogni  che si ricava il pulviscolo stellare.

5.      Solo chi osa sfidarsi potrà veramente sfidare il mondo.

6.      Solo la parola ci fonda e ci rivela a noi stessi.

7.      Solo il ‘Mososofo’, il saggio-folle sa mostrarsi benevolo persino con i malvagi.

8.      L’arte e la poesia non possono venire insegnati.

9.      Umanizzare l’effimero significa umanizzare la morte-in-vita.

10.  Lo stile non è solo un modo di esprimersi ma un modo di vivere, la scrittura porta all’antropogenesi.

 

Credimi. Tieni conto che si tratta di uno pseudo-decalogo, perché illumina invece di costringere a un cammino cieco. Credimi. Non sono una di quelle creature allucinate del mondo letterario che muoiono di sete e si riempiono la bocca di sabbia, senza supporre che pochi centimetri sotto scorre  una fresca sorgente che potrebbe salvarle.”

 

Nella mente della postina il desiderio didattico lascia il posto a uno stato di lirismo acuto, grazie al quale il nostro rapporto, del tutto normale, le pare a un tratto intriso di un significato quanto mai tardo-romantico o decadente e simbolista… i suoi denti prendono a brillare al chiaro di luna come bianche gardenie, mentre Federico Fellini scende dall’elicottero blu, un correlativo oggettivo dell’anestesia dello spazio/tempo: Le gran F. F., mentre ancora il velivolo romba sulla pista notturna, grida controvento per farsi sentire: “Volare non è una sensazione afrodisiaca come si potrebbe essere tentati di credere. È, invece, una sensazione apollinea. Con questo tempo magnifico si può avere l’impressione di non muoversi affatto… l’elicottero non è che una farfalla appuntata con le spillo al mantello del Moon King, del Re Luna, una farfalla che medita sul volo. Si forma un cerchio mentale, il logo di Apollo redux!”

 

La postina s’impettisce per la presenza del grande F. F. e squittisce dall’entusiasmo le seguenti parole: “Tutti, prima o poi, devono fatalmente venire da me anche se disgregano la linearità narrativa e determinando l’impossibilità di una rappresentazione omogenea. Tutti contribuiscono a questa atmosfera, ogni personaggio ci propone almeno una finestra aperta sull’anima, una finestra illuminata su un frammento di mondo, in un universo colmo di poetiche dissolvenze.”

 

L’ombra di Fellini sussurra: “Larvatus prodeo. Procedo mascherato. Da suggeritore. Un avviatore americano, soprannominato Baba, mi ha convinto di consigliare al nostro T. K. di continuare a comporre attraversando numerosi punti focali della sua fantasia-memoria, facendo della prosa il testo poetico dell’immagine multipla in movimento, inoculando nella plurifocalità dell’immagine contemporanea  una gelatina in ebollizione per gli occhi cupidi di sorprese “profonde” degli intenditori. Poiché il sentimento della vita non assomiglia a un evento compiuto, ma è soggetto a continue trasformazioni e modificazioni, a forza di rimestare i punti focali, e mescolando le immagini, forse il nostro poeta, che io chiamo scherzosamente “Pierino”, li trasformerà un giorno in una macchina della scrittura che partorirà il simulacro del dio del terzo millennio. Un dio effimero, effetto dell’evoluzione, che da Iubal (18), figlio di Lamech, padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto, giunse a Albert Einstein per poi rallegrare l’Italia con il Principe de Curtis, Totò, per poi scintillare come una goccia di rugiada redentrice all’alba di questo scritto rituale gremito e torpido come un uovo, multiocchiuto e feroce come un riflettore da diecimila, ma allo stesso gorgogliante in un miscuglio di latte, miele e uno sciabordio di sillabe, di un lessico scomposto e fluttuante, pronto ad affondare nella terra bagnata del nuovo Giardino dell’Eden”.

 

******

 

 

Vita nuova

                                                       

Ai primi fremiti dell’aurora

                                                        ti bacio e il mondo s’infiora;

                                                        la notte, invece, in vortici, turbini

                                                        e gorghi d’astri s’indora. Ma il tempo

                                                        scaturisce ora dal tuo sguardo;

                                                        insieme al mio futuro, di te

                                                        il mio passato s’innamora

                                                        e a destarmi a nuova vita non tardo

                                                        nell’istante che pare eterno

                                                        nel tuo sorriso rilucente.

 

 

 

Speso nella scrittura

 

                                                         Speso nella scrittura

                                                         il tempo mi usura implacato,

                                                         ma in tutti i mondi possibili

                                                         declamo di sentirmi

                                                         un re giovane incoronato

                                                         da quando ti amo.

 

 

 

                                                               Una passione nuova

 

                                                      “Fecit olorinis Ledam recubare sub alis”:

                                                       scampata dallo sconquasso catastrofico

                                                       di millenni, l’aroma del corpo

                                                       di Leda ritorna nel fiato

                                                       della terra, prorompente nel primo

                                                       furore di una primavera selvaggia.

                                                       Con lunghe mani sensibili

                                                       Leda lacera la tela di ragno

                                                       in cui l’uomo si trova avvolto

                                                       e lo restituisce alla traiettoria

                                                       di una passione nuova.

                                                

                                                      E tra le braccia di Leda beato

                                                      l’uomo s’impiuma e con lei s’innalza

                                                      nel cielo pulsante di astri.

 

 

 




Scarica in formato pdf  


 
Sommario

Il sito dal 01/04/2006 al 30/11/2006 ha raggiunto n° 5200 visite