INTERVISTE
ANDREA CORTELLESSA
Un canguro
nel giardino
editoriale


      
Il giovane critico romano illustra i motivi che lo hanno indotto a promuovere e dirigere la collana “Fuori formato” presso la casa editrice Le Lettere. Tra scrittura di ricerca e multimedialità il rilancio di una letteratura verbo-visiva. Tra i primi autori proposti Gabriele Frasca, Sara Ventroni e Franco Arminio.
      



 

di Martina Velocci

 

 

Interroghiamo Andrea Cortellessa, importante critico letterario romano che, da qualche mese, presso la casa editrice fiorentina Le Lettere, è diventato direttore di una collana dal titolo “Fuori formato”, dove i libri saranno di regola accompagnati da Dvd  e Cd. I primi titoli usciti in libreria sono Santa Mira di Gabriele Frasca (con il cd dei ResiDante Il fronte interno); Circo dell’ipocondria di Franco Arminio (con il docu-dvd Terra dei paesi); Visas e altre poesie di Vittorio Reta (con il cd Visas per Vittorio Reta di Stefano Scodanibbio);  Nel Gasometro di Sara Ventroni.   

 

 

Come mai un critico diventa direttore di una collana letteraria? Da dove è nata questa esigenza?

 

Si potrebbe pensare che se un critico letterario diventa direttore di una collana letterario sia perché in qualche modo è insoddisfatto del panorama editoriale, in parte questo è vero, ma non è stata l’unica ragione, avevamo voglia di creare qualcosa di nuovo anche se non abbiamo inventato niente, c’è intorno a noi una forte pigrizia mentale, il nostro scopo era quello di creare una collana dove poter unire scrittura e video, ripeto nulla di nuovo eppure abbiamo incontrato difficoltà.

Faccio un esempio, le biblioteche quando arrivano i libri della collana “Fuori formato” mettono il libro da una parte e il dvd da un’altra, questo significa che la multimedialità tra le varie arti non è stata ancora compresa e assimilata.

 

Quindi sentiva che doveva coprire un vuoto?

 

Io credo che nel linguaggio letterario, del Novecento in particolare, sia stato fondamentale il rapporto con l’immagine, ormai è tempo di parlare di scrittura verbo-visiva.

L’immagine è parte del testo, e così anche la musica e i suoni, questa è secondo me la naturale evoluzione del linguaggio, superando una visione settaria.

 

Come mai questa attenzione alla multimedialità, cioè perché ha deciso di accompagnare il libro da dvd e cd?

 

Le ripeto, non abbiamo inventato nulla, ma credo che dobbiamo uscire da una certa pigrizia mentale e far diventare per noi normale intendere la scrittura in relazione con musica, suoni e immagine.

 



Gerardo Wuthier, "Et lux fu!", 1995



Quali sono gli obiettivi e gli intenti precipui della sua collana?

 

La collana fa riferimento alla letteratura di ricerca e si propone di portare alla luce autori molto bravi, ma in qualche modo dimenticati. Il nostro scopo è ridare visibilità a validi scrittori considerati per varie ragioni “fuori norma”, come ad esempio Adriano Spatola, e che perciò sono stati trascurati. È importante continuare a lavorare su questa strada, ma c’è bisogno di fondi e di aiuti.

 

Per il futuro quali progetti?

 

Intanto verrà pubblicata una nuova triade di autori tra il 2007 e il 2008, è importante che l’editoria capisca che c’è bisogno di un nuovo modo anche di pubblicizzare e di far circolare i libri, bisogna lanciare un nuovo tipo di prodotto, che seppure non del tutto nuovo incontra ancora molte difficoltà a farsi accettare. Il mondo editoriale deve capire che non si può continuare sempre ad operare con metodi passati.

Mi piace ricordare una lettera di Carlo Emilio Gadda, raccolta in un libro edito da Garzanti e curato da Marcello Carlino, dal titolo A un amico fraterno - Lettere a Bonaventura Tecchi, dove Gadda scrivendo a Tecchi diceva di sentirsi come un canguro in un giardino, spiegando in questo modo come si sentisse estraneo nel giardino letterario del tempo, questo credo che spieghi molto.  

 

                                                                                                                                 

 




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