TEATRICA
ANNI SETTANTA - 1

“Il femminista”


      
Un breve testo teatrale giocoso e ironico che sotto l’apparenza del dialogo è, sostanzialmente, un monologo maschile, in cui un marito in occasione del venticinquesimo anniversario del suo matrimonio, rievoca i burrascosi momenti attraversati durante i primi anni della sua vita coniugale, quando il tranquillo tran-tran quotidiano di coppia venne scosso dal turbine del femminismo esploso all’inizio del decennio dei ’70.
      




      

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TEATRO & MUSICA 2007  presenta:

COME ERAVAMO NEGLI ANNI SETTANTA:

RICORDI, CANZONI E RIPENSAMENTI

tre autori a confronto:

CAMILLA  MIGLIORI -  MARCO  PALLADINI  - STEFANIA  PORRINO

letture di brani tratti da:

Il femminista di Camilla Migliori

Non abbiamo potuto essere gentili (Onyx Edizioni) di Marco Palladini

Comunismo, addio? di Stefania Porrino

Intervento di Antonella Trentin

Domenica 16 dicembre 2007 ore 17,30 - Galleria Italarte, largo del Pallaro 11, Roma –

 tel. 06 861803

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di Camilla Migliori

 

 

“Il femminista” - 3° Premio Paullo-Lago Gerundo 2007

 

PRESENTAZIONE

 

Non è sconcertante pensare che ancora oggi si studia, si soppesa, si percentualizza la quantità di materia grigia  e di materia bianca presente nel cervello delle donne?

E non è sbalorditivo che si valuti vieppiù la maggiore o minore aggregazione delle cellule cerebrali  presenti nel cervello dei due sessi per giustificare quale attività sia più adatta da essere espletata dall’uomo piuttosto che dalla donna?

Il cervello delle donne! Ancora  oggi  oggetto di studio,  grande mistero – non per le donne naturalmente! –

Il testo teatrale Il femminista, gioca  e ironizza  intorno a quel periodo che rappresenta  il cambiamento più rilevante nella storia  delle donne occidentali.

Il testo, sostanzialmente un monologo maschile, presenta un marito che in occasione del venticinquesimo anniversario del suo matrimonio, rievoca i burrascosi momenti vissuti durante i primi anni della sua vita coniugale, quando il tranquillo tran-tran quotidiano di coppia venne scosso dal turbine del femminismo imperante degli anni ’70.

Dai ricordi di lui emerge  a poco a poco anche  il ritratto del tipico intellettuale che, all’epoca della contestazione delle donne, ha pensato di mettersi al passo coi tempi cercando di cavalcare il fenomeno del femminismo con programmata razionalità e accettazione, ma con l’inconfessata convinzione che comunque  l’intelligenza di sua moglie  non sarà mai  pari alla sua.

Il cervello delle donne! L’intelligenza delle donne! Quale sarà la sorpresa per il nostro protagonista, quando realizzerà che una differenza c’è, eccome, ma totalmente opposta alle sue convinzioni maschiliste. camillamigliori@libero.it

 

     

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PERSONAGGI

 

MARITO

MOGLIE

 

Ai giorni d’oggi. Una moderna zona living, che permette di collocare nello stesso spazio vari ambienti: salottino con divano, tavolo da pranzo, libreria, armadio-cucina, cuscini a terra.

 

 

Sala da pranzo. Al centro un tavolo quadrato, addobbato per l’anniversario del matrimonio dei due protagonisti. La  rigida e quadrata tovaglia bianca, le scure decorazioni floreali a forma di coroncine e due lugubri candelabri, conferiscono al tavolo un involontario effetto sepolcrale.

Il Marito entra dalla platea con in mano una bottiglia di spumante, si rivolge al pubblico.

Marito:      25 anni! Non sono pochi! Tanti! Un bel record riuscire a reggere per tanto tempo con la stessa donna! E che donna! Almeno allora. Oggi un po’ cambiata… diciamo normale, rientrata nella norma… Ma 25 anni fa tutta diversa! Un tipetto… Non è stato facile starle dietro, una bella sfida… ma alla fine ce l’ho fatta!

Chissà se ce la farò ancora, voglio dire se stasera ce la farò ancora… Non ho più lo sprint di una volta, ma… spero anche in qualche suo - come dire - ”contributo”… e con le sue solite moine riuscirà di certo a “sollevare” il mio morale…

So già che si presenterà in vestaglia rosa, quella tutta trasparente, e sotto, quel piccolo triangolino nero, tutto pizzi e merletti, davvero sexy…

E poi sono sicuro che s’inventerà qualcosa di nuovo, eh, non è davvero un giorno come un altro, oggi! È la ricorrenza più attesa da tutte le coppie: 25 anni di matrimonio!

Vediamo un po’, sì, non manca nulla: champagne, bicchieri, musica, luci basse.

                 Io sono pronto. E lei certamente non sarà da meno. Già me la immagino,  arriverà un po’ trafelata per l’eccitazione, allungherà il suo corpo in maniera voluttuosa sul divano, mi guarderà con quel musetto da gattina….e poi….e poi…

                 E poi? Bah, lo ammetto: negli ultimi tempi mi sono “inceppato”, qualche volta… ma insomma, non è mica solo colpa mia, anche la mia micina ha perso la sua ferinità, anche lei non ha più lo scatto di una volta, però la grinta no, eh! ah, quella ce l’ha ancora… se l’accarezzi contro pelo si ingrifa tutta… bisogna farci attenzione… è una gattina con certe unghiette…

                 Ah eccola.

Moglie        (Entra, indossa uno squallido grigio tailleur. Ha in mano una radiografia)  Bacino…

Marito       ( Si avvicina a lei per darle un bacio)

Moglie        (Lo scosta)  No, dicevo, bacino... sono le lastre del mio bacino... e

                   anche della mia colonna vertebrale...

Marito       Ah, le hai ritirate finalmente… niente di grave, spero…

Moglie        È solo una vertebra un po’ schiacciata… però il dolore c’é…

Marito       Basta un analgesico e…

Moglie        Devo avere un Voltaren da qualche parte… Oddio… no! Dovevo comprarlo… non ce l’ho..

Marito       Beh, allora stasera ci teniamo i dolorini… tanto i nostri giochini li possiamo fare lo stesso,no?

Moglie        Ah, no, in questo stato sono fuori gioco. Amore, non saprei come fare. Come mi metto, sopra, sotto? Chissà che dolore… senza Voltaren proprio non me la sento…

Marito       E allora?

Moglie        Aspetta, che ci vuole… faccio un salto in farmacia e sono subito di ritorno…

Marito       (Mogio) Rimetto lo champagne in frigo?

Moglie        Ma no! Solo pochi minuti. Volo! Bacino. Oh Romeo, Romeo…! (esce)

Marito       " Oh, Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo..."

                   Un tempo con questa frase riuscii a salvare il mio matrimonio… oggi sarebbe impossibile…

Già, ma com'era cominciata tutta quella storia? Certo! La mia passione per il teatro!  Se al liceo  non avessi partecipato ai saggi di recitazione  di fine anno, forse un'idea del genere, allora, non mi sarebbe mai venuta in mente!

"Oh. Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo..." Avevo quindici anni quando interpretai per la prima volta il ruolo di Giulietta. Recitavo in falsetto, naturalmente, la mia voce non era ancora troppo mascolina e avevo imparato a battere le ciglia con una certa civetteria e a tirare fuori le labbra a forma di cuoricino: un vero spasso per me e per i miei compagni di scuola.

E l’insegnante di recitazione poi… Quella vecchia zitella dal volto  incartapecorito, fissata col  teatro classico… Ci teneva proprio a far rispettare la tradizione!

I maschi dovevano recitare anche le parti delle donne, così come accadeva al tempo di Shakespeare. E come si affannava dietro le quinte, prima che il rosso velario si alzasse. Lei mi insegnò a truccarmi, ad avere il portamento giusto col costume e a muovermi con la lunga gonna di velluto. E com’era eccitata mentre faceva aderire le coppe di gomma sul mio piatto torace di ragazzo, mentre ad alta voce ripeteva con toni esaltati : "  Questo è il vero teatro elisabettiano!" (si versa del whisky)

Da adulto poi non ho più calcato le tavole del palcoscenico: il  tempo della scuola e delle recite finirono presto, e conobbi Lauretta, mi sono sposato, ho messo su famiglia, avuto dei figli…

Allora, nei primi anni della mia vita coniugale, i giorni trascorrevano senza intoppi, forse un po' di noia e di routine, e la sera a volte si sbadigliava.  Finché un bel giorno...

( il whisky gli va di traverso e lo fa tossire. Sovraeccitato, balza in piedi, urla )

No! Tutto  cominciò quell’infausto giorno di vent'anni fa quando in casa mia si abbatté un cataclisma capace di distruggere un'intera civiltà: "il femminismo"!

Roba da non crederci… e già, e quello che è venuto poi, di conseguenza, è stato tutto così paradossale… Per fortuna ho le prove. (sottovoce) Lassù, c’è un borsone nascosto nell’ ultimo scaffale dell’armadio… là, là dentro ci sono tutti i ricordi di quel periodo… ma guai se Lauretta lo trovasse… Sì, lo so, sarebbe meglio sbarazzarsi di tutto… ma non ce la faccio… ogni tanto mi piace andare a rovistare là dentro… Uhmmm… ci sono certe cosette… ben nascoste però sotto un vecchio maglione, un paio di scarpe da ginnastica e una racchetta da tennis… alludendo a qualcosa di compromettente) Oh,oh…

(riprende il tono normale) L’ho dovuto fare: lotta per la sopravvivenza! Il femminismo entrava in casa mia con la forza di un carro armato, infuriava con la violenza di un ciclone, sconquassava tutto con la potenza di un terremoto.

Da principio non gli avevo dato troppa importanza perché mia moglie si limitava  solo a qualche battuta ironica sul rapporto uomo-donna. Ma la piccola brace lentamente si trasformò in un incendio e divampò.  Ricordo come da  quel momento ogni azione e ogni gesto vennero interpretati alla luce dell’inveterata repressione della donna. Il piccolo rito del caffè per esempio… Per me quello era  il momento più dolce della giornata. Lauretta si alzava in punta di piedi prima di me, preparava la caffettiera e poi mi svegliava dolcemente. Il  buon aroma del caffè si spandeva nella camera da letto, e lei  si infilava di nuovo sotto le lenzuola. Insieme sorseggiavamo la bevanda calda, mentre con i  piedi giocavamo a farci il solletico. Era un buon modo per cominciare la giornata lavorativa. Ma da quando il  femminismo si era  intrufolato nella nostra vita, tutto apparve sotto  un'ottica diversa!

In un angolo della scena, isolati dal resto, avranno luogo i flash back  che rievocano il passato.

 

Moglie        (Entra Lauretta, ora è la giovane femminista di 25 anni prima. Veste un abito hippy. Ha un piglio deciso ed energico. Sorseggia una tazzina di caffè).

                   Io esco, se vuoi il caffè te lo fai da solo…

Marito       (Gentile) Se ce n’è avanzato un gocciolino del tuo… a me basterebbe…

Moglie        ( In maniera aggressiva, esagerata) Ah, lo vedi? Tu lo pretendi il caffè al mattino! Allora è vero ! Ora ho scoperto l’orrenda verità. Tu, maschio oppressore, hai schiacciato per secoli la donna sotto il tuo tallone per farti servire la tazzina di caffè appena alzato.

Marito       ( Perplesso) Che strategia imponente… non ci avevo mai pensato… solo per…( mina il gesto di bere la tazzina di caffè)

Moglie        E per raggiungere questo tuo abominevole scopo hai pianificato le dolci e tenere moine che mi propini al mattino sotto le lenzuola…

Marito       Mostruoso!

Moglie        E io ci sono cascata. Ma adesso so bene che volevi trattarmi come una schiava… (le sfugge un’ espressione di compiacimento)… ancorché la tua preferita…

Marito       Beh, carino, non trovi?

Moglie        Io la schiava e tu il gran pascià!

Marito       E può il pascià permettersi di chiedere se la sua schiava torna a casa per pranzo?

Moglie        Resto fuori!

Marito       E a che ora torni?

Moglie        (Provocatoria) Non sono obbligata a dirtelo: per secoli il maschio ha….

Marito       ( La interrompe) Certo, certo: il suddetto piano mostruoso…

Moglie        Anche noi donne abbiamo le nostre assemblee… i nostri meeting…

 

Mentre le luci sfumano gradualmente, la moglie esce di scena.

Il marito torna al divano e di nuovo cerca di instaurare un contatto con gli spettatori.

 

Marito       E già, lei le chiamava assemblee, e invece io sapevo bene cos’erano: un caravanserraglio di tigri scatenate! 

                   Con la nuova  presa di coscienza  le cose in famiglia cambiarono.

Mi tornano davanti agli occhi le immagini dei  piatti e bicchieri sporchi in ogni angolo della casa, della mia cravatta accartocciata nel fondo del letto, dei pannolini dei bambini nel frigorifero. Cicche di sigarette e briciole di biscotti che scricchiolavano sotto i piedi.

A quel tempo fumavo di brutto e le boccate di fumo che fuoriuscivano dai miei polmoni avevano tutte la forma di un piccolo fungo, piccolo, ma molto simile a  quello che appare dopo un'esplosione nucleare.

                   Esprimeva bene il mio stato d’animo.

Ero giovane allora, pieno di risorse, e animato da slanci idealistici; così volli tentare di approfondire le ragioni di quelle donne contestatrici, ero convinto che avrei trovato la strada giusta per  arrivare a conciliare le opposte posizioni: il maschile e il femminile dovevano, potevano trovare il modo di convivere assieme.

Ma cosa si diranno mai di tanto interessante in quelle assemblee? Mi chiedevo allora. E lo chiesi anche a lei e volevo addirittura partecipare a quelle discussioni, ma non ci fu verso. La mia presenza era interdetta: una questione di sesso. Il maschio non era ammesso – il traditore. Noi uomini dovevamo trovarci la sorpresa a casa e sperimentare direttamente quanto i comportamenti delle  nostre donne fossero completamente rivoluzionati.

In quel periodo le separazioni ebbero un'impennata verso l'alto, alcune amiche di mia moglie, le più oltranziste, non tornarono più a casa, sparirono senza lasciare alcuna traccia... Altre, più concilianti, si limitarono a separare  le camere da letto... avevano orrore a congiungersi con il fallocrate...

Finché un pomeriggio mi ritrovai in solitudine davanti alla televisione, i figli in palestra, la moglie in riunione. Fu allora che mi tornarono alla mente le divertenti recite del teatro elisabettiano.

A volte si trattava di interpretare ruoli  tragici, a volte comici, ma sempre femminili. Sì, perché a differenza dei miei compagni di classe, io non avevo nessuna prevenzione o inibizione a interpretare la fragile Ofelia  o la bizzarra Caterina nella Bisbetica Domata, anzi mi divertiva un mondo indossare parrucche, gonne e tette finte.

                   (recita in falsetto una battuta di Caterina  nella Bisbetica Domata)

“Ebbene, fa ciò che vuoi, io non partirò oggi, e neanche domani, né fin quando mi piacerà di partire. La porta è aperta, signore, e la strada è là. Ebbene, mettetevi in cammino intanto che i calzari sono ancora nuovi. Quanto a me, partirò quando n’avrò voglia.”

Capito che caratterino quella Caterina? Povero Petruccio! Come lo compativo !

E fu così che mi tornò alla mente il mio borsone, andai a prenderlo, (prende un borsone da uno scaffale in alto, lo apre e tira fuori una parrucca bionda, la indossa) lo aprii, presi la mia parrucca, la indossai e guardandomi allo specchio vidi che funzionava ancora: ancora riusciva a dare al mio viso un’aria sbarazzina, da donna.

Nella mia mente qualcosa cominciava a frullare, e improvvisamente ebbi un lampo: “Da domani in assemblea ci sarà una femminista in più!” 

Il giorno dopo, una gonna lunga  a fiorelloni e un bel maglione fecero il resto… mi passai tre volte la lametta da barba, mi allungai le ciglia... un bello strato di rossetto... e alla fine uscii di casa alla chetichella. Mi diressi verso quel luogo a me interdetto: la bolgia infernale delle donne, l’antro delle streghe, la caverna delle iene. Ora anch’io ero lì e potevo presenziare alle loro assemblee!

(Esaltato) Ah, che soddisfazione! In mezzo a tutta quella confusione riuscii a farmi passare per un’accanita femminista.

                   (Rimette la parrucca nel borsone e lo ripone nello scaffale).

                   Dopo alcuni incontri, cominciai a capire molte cose.

Decisi di adeguarmi alle nuove aspettative delle donne: quando tornavo a casa, da bravo maschietto, lucidavo canticchiando i pavimenti, rifacevo i letti con gioiosi saltelli, pulivo il sederino dei miei figlioletti con mano lieve e paziente e apparecchiavo anche per Lauretta, non dimenticando mai di mettere una rosa rossa davanti al suo piatto.

Anche a letto, nei nostri rapporti sessuali, ero molto cambiato: avevo imparato la lezione.

Ora sotto le lenzuola mi attardavo in preliminari, in carezze e baci, e cominciai aa andare alla ricerca delle nuove zone erogene di lei. Quelle preferite dalle femministe. Quelle zone, io le cercavo disperatamente. Dove saranno? Mi chiedevo. Io vedevo sempre la solita cosa. Feci tanti tentativi, e alla fine…

                   Ricordo una mattina, dopo una notte d’amore:

Moglie e marito nella zona del palcoscenico dove hanno luogo le situazioni che rievocano il passato. Lei indossa una vestaglia molto sexy.

 

Moglie        Ma lo sai che stanotte l'hai fatto in maniera strana....? Ma come ti sono venute in mente certe acrobazie?…

Marito       Davvero? Beh, ogni tanto bisogna pur cambiare abitudini…

Moglie        Già, negli ultimi tempi i nostri organi genitali funzionavano come due orologi svizzeri, pronti a scandire meccanicamente i nostri orgasmi…

Marito       (Imita il ritmo di un metronomo) Tic tac driinn! - tic tac driinn! - tic tac driinn!

Moglie        ( Sorpresa) Strano… è proprio quello che abbiamo detto ieri nella nostra riunione di donne… Le stesse identiche parole. È come se tu fossi stato lì con noi…

Marito       Intuito, solo intuito mia cara, e dimmi, posso sapere di cos’altro avete discusso?

Moglie        Mai svelare i nostri segreti al nemico!

Marito       Ah, già! E… come sono le altre donne del gruppo? Carine? Allegre? 

Moglie        Oh, sì,  molto. Ce n'è una in particolare che mi è molto simpatica, un tipo davvero originale. Deve fare vita da single, a giudicare dalla sua indipendenza e autonomia. Vedessi come si trucca e come è pettinata! Ha un baschetto biondo, molto sbarazzino e fa un uso esagerato di fondo tinta. È un po’ eccessiva. Sembra quasi un travestito... Parla poco, per lo più osserva e annuisce. E fuma moltissimo, peggio di te...

Marito       Anche lei vittima dell'oppressione maschilista?...

Moglie        Altroché, ed è una delle più impegnate nel voler arrivare alla sua liberazione... Posso immaginare che donnina banale doveva essere prima del consapevole risveglio... ora invece alle nostre assemblee, dovresti vederla: una leonessa.

Marito       E com’è? Carina?

Moglie        È una bellezza, come dire, un po’ rude… però non ci crederai... ci stiamo tutte  innamorando di lei...

Marito       Oddio!

Moglie        Beh, sì, non lo sai? Dopo la liberazione, molte di noi si sono separate dal  marito o dal compagno, e si sono messe insieme ad una donna... l'atto sessuale è più fantasioso, e anche senza la usuale penetrazione del maschio, che è pur sempre una forma di  violenza, ci si può sentire appagate. 

Marito       E tu… anche tu  condividi quest’idea…?

Moglie        Beh, pensandoci bene, anch'io credo che non ci sia poi tutta questa gran differenza, in fondo alcune femministe sembrano dei veri e propri maschiacci...  

Marito       E a te piace qualcuna tra di  loro? 

Moglie        Quella col caschetto mi eccita un po'... Mi piacerebbe trascorrere una serata con lei... ma è impossibile, è così misteriosa, sparisce all'improvviso e nessuno sa dove stia di casa...

Marito       È davvero così affascinante?

Moglie        Ti dirò: se riuscissi ad avere un tête a tête con lei le consiglierei di depilarsi: ha certi peli sui polpacci… ma indubbiamente la sua sensualità mi provoca dei brividi lungo tutta la schiena… Ma che hai? Ti vedo un po’ teso…

Marito       (Si asciuga il sudore della fronte, è in forte imbarazzo) Ultimamente ho  la  pressione un po’ alta…

Moglie        Preparati un bel risotto in bianco e senza sale, mi raccomando!

                   ( esce)

 

 Le luci sfumano in quest’angolo di palcoscenico mentre il marito, continua a recitare al presente.

 

Marito       È vero, quel giorno la mia pressione ebbe un bello sbalzo. Cosa aveva voluto dire mia moglie? Che si stava innamorando di una donna? Dovevo essere geloso? Un uomo non può sopportare un affronto simile.

Ma quella donna era io! E allora? Dovevo sentirmi orgoglioso o preoccupato?

Lauretta continuava ad andare alle assemblee ed anche io la seguivo imperterrito in mezzo a quell'ondeggiare selvaggio e urlante di umori femminili, di sudori ascellari, di reggiseni stracciati e buttati  all'aria. La liberazione delle donne  era giunta al suo culmine.

                   Ma non tutti erano d’accordo.

(Improvvisamente si rivolge al pubblico con tono decisamente maschilista e antifemminista)

Ricordo che a quel tempo, nel mio ufficio  si  doveva eleggere il nuovo rappresentante sindacale, carica molto ambita, ma altrettanto delicata perché richiedeva abilità nel  trattare gli interessi del lavoratore con il datore di lavoro. C’era grande tensione e prima  della votazione gli uomini si erano riuniti in capannelli nei corridoi, e in uno di questi saltò fuori anche la proposta di candidare una collega. Una donna a capo di un sindacato!

"Per carità” fu il coro unanime dei  colleghi “ La donna, sì, è  preparata, tenace, ma le manca quel tipo di forza strategica che invece appartiene di più all'uomo ". Qualcuno poi  fece una battuta affermando che i più grandi filosofi, da Feuerbach a Schopenhauer, avevano definito l'intelligenza della donna pari a quella di un gattino... Capito? Un gattino!

È vero, pensai anch’io in quel momento – e lo penso tutt’ora – non avevano mica tutti i torti!  Quelle donne dovevano essere delle ritardate mentali se erano cascate nel tranello del mio travestimento... Io stesso mi sentivo ridicolo, ed era così evidente che non potevo in alcun modo essere scambiato per una donna... Mah! L’intelligenza di un gattino…

Trascorsero i mesi, gli incontri tra le donne divennero meno frequenti, finché un bel giorno la sede delle riunioni chiuse i battenti perché il padrone della sala pretendeva l'affitto di un anno che non gli era mai stato pagato. Ma per le femministe niente era dovuto al padre-padrone...

Fu allora che mi decisi di mettere fuori uso la parrucca e tutto il resto. Impacchettai ogni cosa nel vecchio borsone e da allora la nostra vita di coppia è andata avanti col ritmo di una lenta e vecchia  locomotiva che arranca e sbuffa su un lungo arrugginito e prevedibile  binario.

( accende le candele sul tavolo)

La contestazione di mia moglie? Qualcosa è cambiato. Lei ha perso le sue asprezze giovanili e col tempo si è riconciliata con l’altra metà del cielo.

E stasera eccoci qua a festeggiare il nostro anniversario!

( dà uno sguardo all’orologio con evidente senso di noia)

                   Però, si sta facendo tardi e Lauretta non torna.

                   Ci mancava l’analgesico all’ultimo momento!

                   E non ho ancora finito il lavoro al computer  per domani…

                   E adesso poi  comincia il telegiornale…

 

Entra la moglie, tutta affannata, con gesto trionfale agita in aria una scatola dei medicinali. Indossa il solito tailleur grigio.

 

Moglie        Evviva! Ho già messo la supposta di Voltaren, e sento che sta facendo effetto! La mia schiena è salva! Forza! Apriamo le danze!

Marito       ( Sbuffando) Il ghiaccio nel cestello si è un po’ sciolto…

Moglie        ( Pratica) Su, dài, versami lo champagne… 

Marito       (Cerca di smorzare uno sbadiglio) Te l’avevo detto, non è più ghiacciato al punto giusto…

Moglie        (isterica) Oddio il brasato! Ci vuole un’ora buona per cuocerlo. Finiremo per mangiare troppo tardi…

Marito       E io non riuscirò a prendere sonno: ho la digestione lenta, lo sai…

 

Seduti vicini sul divano incrociano le loro coppe di champagne, si dànno un bacetto. Tutti i gesti sono convenzionali e meccanici. Un attimo di pausa.

Posano i bicchieri sul tavolo, si osservano scrutandosi in silenzio.

 

Moglie        E poi, se non riesci a fare le tue otto ore di sonno diventi scontroso, burbero, un orso!

Marito       ( Sta quasi per litigare) E a te vengono certe occhiaie…

Moglie        (Arrendevole) Forse sarà meglio rimandare a domani…

Marito       (Discorsivo) Quando nella coppia gli entusiasmi si affievoliscono, di chi è la colpa? Dell' uomo o della donna? 

Moglie        (Piccata) Dell'uomo! La donna è sempre pronta! 

Marito       (Pacato) Già, ma senza l'uomo, la donna che farebbe? .

Moglie        Che farebbe? La donna sa sempre come cavarsela... e anche senza l'uomo si può, si può... Un tempo, quando m'incontravo con le femministe, molte donne se la cavavano a meraviglia tra loro... e non avevano certo bisogno del maschio...

Marito       (ironico) Vorresti dirmi che se ti fossi messa con una donna, oggi non avresti un calo di desiderio?

Moglie        Certo che no! E sai perché? Perché la donna sa unire l'erotismo all'intelligenza! 

Marito       Ma di quale intelligenza parli? Se filosofi come Comte, Schopenhauer, e persino Feuerbach hanno affermato che la donna ha il cervello di un gattino! E ne ho avute certe prove anch’io… proprio ai tempi del tuo famoso femminismo… E non mi dire niente di più perché non ci faresti una bella figura neanche tu!

Moglie        Ah si? E allora mettiamo le carte in tavola! Adesso ti faccio vedere io!

 

La moglie, con balzo felino salta giù dal divano, si dirige verso lo scaffale e tira fuori il  borsone.

Moglie        Cominciamo col fare un po’ d’ordine! Proprio qui dentro!

Marito       (Preoccupato) Ma lascia perdere, lo faccio io più tardi... non è il momento…

 

La moglie apre il borsone, tira fuori la gonna e la collanina, e con fare  malizioso  e provocante si allunga sul divano, si toglie la giacca del tailleur, si slaccia la camicetta. Poi con estrema sensualità cala la parrucca sulla fronte di lui.

 

Moglie        E invece sì che è il momento! Sai, quella col caschetto che mi  eccitava terribilmente! Te la ricordi? Quella femmina misteriosa che scappava via tutte le sere senza dire dove andava!?

Marito       (Ingolla un bicchiere di spumante tutto d’un fiato)

Moglie        Pensavi davvero di avere ingannato pure me?

Marito       Ma allora avevi capito tutto…!!??

Moglie        (Accarezzandolo con sensualità) Da donna a donna, non trovi che gli uomini siano tutti quanti dei perfetti cretini?

Marito       (Farfuglia) Già, forse è per questo che adorano le donne col cervello da gattina, quelle  di cui parlano i famigerati filosofi tedeschi...

Moglie        (Eccitata, con gesti da virago, lo sottomette al suo abbraccio) Giurami che lo faremo sempre con la tua parrucca bionda… Mi fa impazzire!

Marito       (stando al gioco) Sì, gattina mia sempre con la parrucca… proprio

                   come piace a te…

 

Si rotolano sul divano stringendosi in un focoso amplesso.

BUIO

 

 




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