CHECKPOINT POETRY
LELLO VOCE
 


Shortcuts n°4

La semplicità è il comunismo (che è difficile a farsi)

 

 

stringimi le pupille tra le mani e impediscimi di vedere

che ormai il sangue versato si sta seccando stanco sugli

stipiti e agli angoli delle vie che i brandelli di ogni idea

si sono conficcati all’altezza del fegato e in schegge hanno

polverizzato l’osso macellato muscoli sono esplosi come

schermi stringimi forte ai polsi e senti come pulsa il pensiero

come pompa sogni e delusioni a raffica come la voce annega

oltre l’eco che la nega che la maschera di sentimenti guarda

una volta ancora gli stenti le paure che ci offuscano le menti

 

lascia che le lacrime asciughino le guance che gli occhi coprano le

ciglia tutte

le miglia percorse in questo nostro cavarcela da onesti delinquenti)

 

la semplicità credimi è il comunismo ciò che è difficile a farsi

è questo stare insieme senza disprezzarsi questo morire senza

pentirsi il coraggio di contraddirsi di tenere l’ultimo colpo per

e rifiutare la catarsi il mettersi nell’angolo e colpirsi o più

semplicemente accettare di svegliarsi affrontare il dolore le ore

dell’alba il tuo sguardo le carezze e l’odore muto della malva

restare in equilibrio sulla punta della lingua cercare gli spazi

pingui dove è caldo il vento e non è importante se menti se simuli

piangi e tremi se tenti tutti i trucchi se sputi gli amori come denti

 

lascia il singhiozzo dire ciò che ha da dire che il respiro sia muto

che l’imbuto

del morire sia discesa precipitosa veloce fino al destino dei dolenti)

 

io venni tra gli uomini al tempo della sconfitta nell’era catodica della

catalessi e degli errori già commessi degli orrori cassati in un me ne

frego della memoria corta e della malavoglia nei giorni del muro e del

duro accasciarsi delle torri quando sono collassati i sogni tra polvere

e risate tra riti e religioni mentre la fine ci sembrava una speranza

mentre non era mai abbastanza e l’ingordigia di vita era la strage

il consumarsi inarrestabile della brace era il tuo sguardo cieco verso

un’altra terra la siderale vertigine del male l’ira sciocca dei negligenti

l’atomo oscuro che anche se tenti non c’è bromuro che lo addormenti

 

lascia che il tatto sia interfaccia che lo sguardo si faccia infine

traccia grigia

del cablaggio che il silicio addenti le menti e il futuro delle genti)

 

così trascorre il tempo che mi è dato sulla terra e niente di diverso

più accade tra pianeti e stelle tra satelliti e galassie e nel condominio

del mio cuore nella nostra joint venture di destini e sentimenti che

non è un contratto ma il nostro disperato dar di matto dicendo amore

cuore tutto il dolore quell’unico fiore e l’errore di credere che ci fosse

onore rinunciando al colore per destini al vapore che sfrecciano alle

nostre spalle per il nostro precipitare a valle lungo le strade che vanno

al mare allo tsunami di mani e piedi e nasi e fiati che ci fa travolgenti

fattori di democrazia e civiltà torturatori lenti goffi inutili e violenti

 

e noi che avremmo voluto sulla terra edificare la gentilezza

noi non potremo essere gentili)

 

 




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