da “Soprapensieri”
la nave
dove posa
la nave? cosa
la regge
su quelle cave
arcate salda
nella calda estate
su quella verticale
d’un tale altrove?
una legge?
tornare
vedere e trovare
diverse le cose
allora noiose
ritrovare lo specchio
rivedere il vecchio
viso il sorriso
tassativo
non so se ho o no
se mai vai tu che hai
oh poi non noi ma voi
o lei con quei suoi sei
ignoro se loro con l'oro
o lui con cui ha bui
contatti e scuri ricatti
nel dubbio però, tassativo,
si faccia la cosa giusta
tenace
la verità verrà e
sarà
il fare il dare
realtà
ai desideri che eri
tu solitudine tu uno,
nella moltitudine un caso
assai fariseo e
nell’attesa
filisteo, uno
mai
persuaso alla resa
in questa onesta
simil-azione
nell’agone
dell’inutile
campione della
ragione
cielo
triste è questa
costa
del lago e là tra le
nubi nessuno passa
in volo né ufo né
jet
né elicottero per me
rumori
si apre il giorno
coi rumori
mediocri del fare la
radio
lo scorrere il ticchettare
lo struscio l’orario
la porta
l’ascensore il
motore di sotto
gatto
l’occhio del gatto
chiede
muto del wto
dell’ogm
dell’enigma etico
del corpo
il gatto guarda me
teso
nel silenzio del
domandare
folla
nella teletotalità
la molle folla
audiente fonde alla
fiamma
ossidrica del
marketing ma
controcorrente voga
per
sana ginnica
muscolare
fatica a fini di
fitness
vero
nubi rupi
cupi flashback
riesce ecco
dal buco nero
il tarlo del
vero
domando
rimando rimando se
questo
telecomando domando
è contrabbando o un
onesto
straniero che chiede
il permesso d’ingresso
in buonafede
ed è il vero
imperituro neofuturo
nulla die
eppure scorre
forse
può anche darsi
direi che non sia
escluso senz’altro
a quanto si dice
dev’essere così
non si sa mai
il caso a volte
comunque sembra
non impossibile
c’è da credere
sia ragionevole
e vanno
qui è un gioco (nemmeno un mercato)
dell’apparenza (nemmeno della beltà)
parole che non hanno sole
pure parole sono che senza fato
non hanno neppure un po’ realtà
e vanno e vanno e vanno
sarà
sarà quando, ora
passa il vento
il vento s’alza
sopra la città
la città che diventa
evento
evento dentro di te
in affanno
affanno per la corsa
e lo scontento
scontento del tuo
grande ritardo
ritardo a quell’appuntamento
appuntamento chissà
se vero
vero non è niente
qui nel vento
nel vento che, sarà
quando
poeroma caput
ut pictura poesis
precipitevolissime vilmente
ut pictures poetry e
poeroma caput nostrum
uau uau fa la lupa ma poi
dì: come ditta dentro?
ehi occhei dimmi occhei
come ti ditta la cosa che hai?
e se non ti ditta che vuoi?
oh sì, andando sulle nubi potremmo
oh sì, volando nei cieli godremmo
oh sì, potendo d’amore vivremmo
ma va là, va va scaltra gatta
tanta baraonda darà tanto kitsch -
è dolo dolere per dolorimetria
sette poems sette sètte saranno
otto ottave otterranno ottimismo
nove nuove e avrai detto tutto
fole e folla e follia e fottitume
la lupa-gatta gnaula un poeroma
un po’ immorale con aria da scema
poi mostra a tutti un pensiero compunta
di joyce: uau per un penny vedrete
la salma bella della nonna defunta
sic transit
gloria mundi bye bye
un amico
ora che si muore davvero
lo sai ora lo sai da vero
esperto tu della vita
che non eri certo (con ironia)
sia la cosa più bella che ci sia
ora che sei alla cassa
lì a guardarti dietro forse
nella massa dei pensieri
che hai sul metro giusto
oramai non ti da gusto
fermarti sullo scacciapensieri
delle risate trascorse
discordi – ricordi? – e
delle strade divise
dove ciascuno mise
il suo sé e i suoi perché
ma cos’è la vita nel suo tutto?
dì adesso, nel mio lutto, da lì dì
da lì giacché spesso si sa, dico,
che morire è un po’ capire
si sa ma non si dice per vivere
senza coscienza infelice, per viltà
amico in questo momento intenso
qual è dì di questa vita il senso?
forse soltanto questo che è grande
la vita per codesto tuo fare domande
domande domande senza sosta
senza mai ormai trovare risposta
però io so che il niente
in cui tu ora sereno studi
noi umani non mente
ma colora di sé i crudi
nostri domani umanamente
ecco perché noi tutti e te
noi insieme siamo un seme
rap
sentimentalismi credo
inadatti a te altero aedo –
da quale spazio dimmi
sbatti qui quei gargarismi
con quale ratio ignoto
Jimmy baldo rappeggi
cadenze con arpeggi
e posi per le foto che
niente né a me né
a te
diranno fra un anno?
questo sarà il concerto
del mondo vero e certo?
no non sono solo
monòcromo sogno
di bronzo lo zoccolo
logico
bianca la casa cara
alta nell’alba chiara
e sempreverde me che
per quelle certezze
so: no non sono solo
te
l’oscuro del forse che è
dietro il muro dell’es
dietro il blu si sporse
per te più repellente
d’un futuro di niente
fu lì che l’ignoto blu
per te rimase vuoto
ti rimase il presente
non vivo, del borghese
oramai privo di imprese
se
certo se penso a te
non ho memoria
che d’una traiettoria
stramba poi d’un re
di quadri d’una gamba
tua di tuoi due padri
d’un edipo e mezzo
ma fu un pettegolezzo
che però ci separò
tu lì
questo po’ d’assoluto
che circonda stasera
questo nostro minuto
è l’esistenza intera
un momento precario
del nostro calendario
post’amore
anni disattento di te ora
mi curavo. non amavo
la tua bellezza il tuo tormento
le pose le prove le premure
l’incertezza per le belle figure
il volto deluso che scolorava
e te morbido afflitto cacatua
per una penna violentata
dal vento
né scarpe né calze né rossetto
furono giusti verbi di risposta.
che mi guardassi con affetto
poi che ti spingesse ad una sosta
l’idea di me e che tu rossa
dicessi d’avere un desiderio
e davvero facessi una mossa
dritta con lo sguardo serio
avrei amato.
la tua psiche avrei sognato
e felice sarei stato
luna
luna tu celi oscuro
nella non luce un
fiore
blu di buio
splendore
è lì la meta umana
il me
il me che mite avvia
dopo lo storto volo
il fertile fare, la
poesia
là
e ora è ora
ora d’andare
andare andare
amare e dare
ancora amare
solcare il mare