CHECKPOINT POETRY
ALBERTO SCARPONI
 


 

da  “Soprapensieri”

 

 

la nave

 

dove posa

la nave? cosa

la regge

su quelle cave

arcate salda

nella calda estate

su quella verticale

d’un tale altrove?

una legge?

 

 

tornare

 

vedere e trovare

diverse le cose

allora noiose

ritrovare lo specchio

rivedere il vecchio

viso il sorriso

 

 

tassativo

 

non so se ho o no

se mai vai tu che hai

oh poi non noi ma voi

o lei con quei suoi sei

ignoro se loro con l'oro

o lui con cui ha bui

contatti e scuri ricatti

 

nel dubbio però, tassativo,

si faccia la cosa giusta

 

 

tenace

 

la verità verrà e sarà

il fare il dare realtà

ai desideri che eri

tu solitudine tu uno,

 

nella moltitudine un caso

assai fariseo e nell’attesa

filisteo, uno

                     mai

persuaso alla resa

in questa onesta

simil-azione nell’agone

dell’inutile

campione della ragione

 

 

cielo

 

triste è questa costa

del lago e là tra le

nubi nessuno passa

in volo né ufo né jet

né elicottero per me

 

 

rumori

 

si apre il giorno coi rumori

mediocri del fare la radio

lo scorrere il ticchettare

lo struscio l’orario la porta

l’ascensore il motore di sotto

 

 

gatto

 

l’occhio del gatto chiede

muto del wto dell’ogm

dell’enigma etico del corpo

il gatto guarda me teso

nel silenzio del domandare

 

 

folla

 

nella teletotalità la molle folla

audiente fonde alla fiamma

ossidrica del marketing ma

controcorrente voga per

sana ginnica muscolare

fatica a fini di fitness

 

 

vero

 

nubi rupi

cupi flashback

riesce ecco

dal buco nero

il tarlo del vero   

 

 

domando

 

rimando rimando se questo

telecomando domando

è contrabbando o un onesto

straniero che chiede

il permesso  d’ingresso

in buonafede

ed è il vero

imperituro neofuturo

 

 

nulla die

 

eppure scorre

 

 

forse

 

può anche darsi

direi che non sia

escluso senz’altro

a quanto si dice

dev’essere così

non si sa mai

il caso a volte

comunque sembra

non impossibile

c’è da credere

sia ragionevole

 

 

e vanno

 

qui è un gioco (nemmeno un mercato)

dell’apparenza (nemmeno della beltà)

parole che non hanno sole

 

pure parole sono che senza fato

non hanno neppure un po’ realtà

e vanno e vanno e vanno

 

 

sarà

 

sarà quando, ora passa il vento

il vento s’alza sopra la città

la città che diventa evento

evento dentro di te in affanno

affanno per la corsa e lo scontento

scontento del tuo grande ritardo

ritardo a quell’appuntamento

appuntamento chissà se vero

vero non è niente qui nel vento

nel vento che, sarà quando

 

 

 poeroma caput

 

ut pictura poesis

precipitevolissime vilmente

ut pictures poetry e

poeroma caput nostrum

 

uau uau fa la lupa ma poi

dì: come ditta dentro?

ehi occhei dimmi occhei

come ti ditta la cosa che hai?

e se non ti ditta che vuoi?

 

oh sì, andando sulle nubi potremmo

oh sì, volando nei cieli godremmo

oh sì, potendo d’amore vivremmo

 

ma va là, va va scaltra gatta              

tanta baraonda darà tanto kitsch -

è dolo dolere per dolorimetria

sette poems sette sètte saranno

otto ottave otterranno ottimismo

nove nuove e avrai detto tutto

 

fole e folla e follia e fottitume

la lupa-gatta gnaula un poeroma

un po’ immorale con aria da scema

poi mostra a tutti un pensiero compunta

di joyce: uau per un penny vedrete

la salma bella della nonna defunta

 

sic transit gloria mundi bye bye

 

 

un amico

 

ora che si muore davvero

lo sai ora lo sai da vero

esperto tu della vita

che non eri certo (con ironia)

sia la cosa più bella che ci sia

 

ora che sei alla cassa

lì a guardarti dietro forse

nella massa dei pensieri

che hai sul metro giusto

oramai non ti da gusto

fermarti sullo scacciapensieri

delle risate trascorse

discordi – ricordi? – e

delle strade divise

 

dove ciascuno mise

il suo sé e i suoi perché

 

ma cos’è la vita nel suo tutto? 

dì adesso, nel mio lutto, da lì dì

da lì giacché spesso si sa, dico,

che morire è un po’ capire

si sa ma non si dice per vivere

senza coscienza infelice, per viltà

 

amico in questo momento intenso 

qual è dì di questa vita il senso?

forse soltanto questo che è grande

la vita per codesto tuo fare domande

domande domande senza sosta

senza mai ormai trovare risposta

 

però io so che il niente

in cui tu ora sereno studi

noi umani non mente

ma colora di sé i crudi

nostri domani umanamente

 

ecco perché noi tutti e te

noi insieme siamo un seme

 

 

rap

 

sentimentalismi credo

inadatti a te altero aedo –

da quale spazio dimmi

sbatti qui quei gargarismi

con quale ratio ignoto

Jimmy baldo rappeggi

cadenze con arpeggi

e posi per le foto che

niente né a me né a te

diranno fra un anno?

 

questo sarà il concerto

del mondo vero e certo?

 

 

no non sono solo

 

monòcromo sogno

di bronzo lo zoccolo 

logico

 

bianca la casa cara

alta nell’alba chiara

 

e sempreverde me che

per quelle certezze

 

so: no non sono solo

 

 

te

 

l’oscuro del forse che è

dietro il muro dell’es

dietro il blu si sporse

per te più repellente

d’un futuro di niente

 

fu lì che l’ignoto blu

per te rimase vuoto

ti rimase il presente

non vivo, del borghese

oramai privo di imprese 

 

 

se

 

certo se penso a te

non ho memoria

che d’una traiettoria

stramba poi d’un re

di quadri d’una gamba

tua di tuoi due padri

d’un edipo e mezzo

ma fu un pettegolezzo

che però ci separò

 

 

tu lì

 

questo po’ d’assoluto

che circonda stasera

questo nostro minuto

è l’esistenza intera

 

un momento precario

del nostro calendario

 

 

post’amore

 

anni disattento di te ora

mi curavo. non amavo

la tua bellezza il tuo tormento

le pose le prove le premure

l’incertezza per le belle figure

il volto deluso che scolorava

e te morbido afflitto cacatua

per una penna violentata

dal vento

 

né scarpe né calze né rossetto

furono giusti verbi di risposta.

che mi guardassi con affetto

poi che ti spingesse ad una sosta

l’idea di me e che tu rossa

dicessi d’avere un desiderio

e davvero facessi una mossa

dritta con lo sguardo serio

avrei amato.

 

la tua psiche avrei sognato

e felice sarei stato

 

 

luna

 

luna tu celi oscuro

nella non luce un fiore

blu di buio splendore

 

è lì la meta umana il me

il me che mite avvia

dopo lo storto volo

il fertile fare, la poesia

 

 

 

e ora è ora

ora d’andare

andare andare

amare e dare

ancora amare

solcare il mare




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