CHECKPOINT POETRY
SARA VENTRONI
 

 

 

 

da  Iknusa

 

 

I sassi si tengono a secco

e fanno cerchio nella piana:

 

cespi di mirto senza movimento.

 

Un’isola così lontana dal mare

non s’è mai vista.

 

Tra i tralicci le curve dei monti.

Per terra le orme

non sono umane.

 

 

***

 

 

Le cose di conto si segnano con tacche decise

sulla crosta del sughero, sul blocchetto delle note

per togliere il debitore dal debito.

 

Ora le molliche risalgono la corrente.

Hanno le gambe lunghe

portano forme intere di pane.

 

Ma c’è tempo. Adesso arriva il temporale, le noci

raccolte per l’albero di Natale.

 

 

 

 

 

 

 

La notte stringe il giorno come i polsi della donna.

 

Questo pane è un disco sottile, sgretola.

Ma se immerso e avvolto come un panno

è pieno e tondo.

Il tempo trascorso su tutto il pane

                                                            è breve.

È lo stesso pane secco

del trasporto e transumanza.

 

 

 

 

***

 

 

Uno qui si attacca  il morso da solo,

tira avanti il collo come un mulo e si decolla:

legato a questo palo

                                   fuori dalla porta, nessuno va lontano.

 

 

 

 

 

 

 

Forza che non è stata detta è forza compressa.

Sotto il cavo di acciaio del traliccio

                                                             un orto.

Bottiglie capovolte

conficcate nel solco.

 

Nessuno ritorna. Se però si ferma

ricorda la strada, le pale dei fichi

le canne incrociate dei pomodori, i cori meccanici

delle cicale.

 

 

***

 

 

Dietro le dune uno ha paura di sparire per sempre

tra le mosche e le vespe, sotto i ginepri nani

anche se tra le mani

tiene i fianchi insabbiati di una donna, ruvidi.

 

Ogni parte qui è appartata e scoperta.

Dovunque bisogna nascondersi

ai grandi occhi invisibili.

 

 

 

 

 

                             L’amore è brusco, di poche parole.

Cerimonia coperta di lana grezza.

 

Lontano dal sottile, uno qui impara a non dire

                                                                                l’essenziale.

Solo si capisce che siamo delle ombre.

 

 

 

***

 

 

È troppa la vita nel latte munto di caldo:

un odore di animale, la schiuma

increspa di brividi la pelle.

C’è qualcosa che si accoppia,

che si mischia senza posa, maschio con femmina

nel bianco del latte munto. Lo deve bere un ragazzino

ma è ancora troppo presto per essere contento

che la vita è circolare, e dovunque c’è un animale

nascosto dentro, come la pubertà e sa di sale e sudore

spaventoso e denso.

 

 

 

 

S’ora chi no t’ido

 

 

L’ora che non ti vedo sto male i secoli

e intanto divento un altro, tutto.

Anche vegetazione, il fuoco doloso

che d’estate divora la terra.

 

 

***

 

 

Domenica a pranzo

 

 

 

Il vento batte i pali della luce, i fili non tirati.

Altissima è la tensione anche se qui non accade

mai niente. Si alza e cammina la grande ombra

da terra a cielo, dal letto al salotto.

 

Domenica squillano i colpi

delle posate sui  bordi dei piatti.

Le donne insegnano a stare zitti e composti

con traiettorie di sguardi indiretti.

 

 

 

 

 

 

 

Sui muri i graffiti primitivi,

impronte della bestia sulla roccia

e canti dalla gola della terra.

 

Campanacci legati al collo, maschere di legno

perché non si sappia da dove viene

questa voce tremenda.

 

 

 

***

 

 

Vengono in sogno scarafaggi,

processione sui muri bianchi 

le antenne puntate come armi

contro il corpo, le prime pelurie

nascoste dalle coperte, dal terrore di animali neri

che crescono tra le gambe.

 

 

***

 

Janas

 

 

 

 

Le streghe non le fate dentro le rocce fanno le tane.

Non hanno pace e non la danno. Parlano nelle teste, dicono

una cosa sull’altra, confondono le vocali e gli umori.

Giorno e notte hanno da fare, cigolare nella legna che arde,

fabbricare vento nell’armadio, strofinare il naso

sull’orecchio del bambino spaventato, consigliare

un coltello affilato e lanciare indietro un bicchiere finito.

Non possono riposare, non possono cantare,

non possono avvicinarsi al miele:

questo fatto le rende cattive. La notte se diventano tristi

entrano nelle teste degli amanti.

 






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